Perugia, la peste e gli strani rimedi

Per leggere la pagina clicca qui

Nel medioevo il flagello della peste colpì inesorabilmente Perugia e fu necessario trovare cure e rimedi per guarire i malati ed evitare che l’infezione si propagasse. Si consigliava di essere casti, sobri e allegri; di non dormire di giorno né stare troppo al sole, stare lontani delle plaudi e abitare nelle colline rivolte a settentrione. L’esercizio fisico era consentito in luoghi aperti ma senza sudare troppo ed era vietato andare nei bagni pubblici. L’igiene era prioritaria e, in mancanza di gel disinfettanti, era fondamentale lavare il viso, le mani e la bocca con vino mescolato ad aceto rosato, scorza di cedro e limone. Le abitazioni dovevano essere pulite e ben areate e bisognava sanificare l’aria bruciando “legni odoriferi” e spargendo acque profumate. Per i contadini era più utile sciacquare i panni nell’urina di bambino oppure nella propria. Era consigliato bere mosti, mangiare cibo sostanzioso e di facile digestione come pollo, vitello giovane, capretto, pesce solo di fiume breccioso cotto nell’olio e cacio marzolino. I condimenti adeguati erano l’aceto e il succo di melograno. Venivano sconsigliate le spezie ma era buona abitudine mangiare il coriandolo prima e dopo i pasti. Tra i diversi frutti erano da preferire: mandorle, ciliegie agre, pere, mele cotogne, nespole e prugne secche; mentre tra verdura a frutta da evitare vi erano: meloni, cocomeri, cetrioli, zucche, funghi, pastinache, more e uva. Raccomandate erano le insalate con erbe contravveleno come issopo, marrobbio, scabbiosa, ruta, erbella, pimpinella, prezzemolo, capperi, cicoria e cipolla. I medicamenti si realizzavano con ciò che si aveva; chi poteva doveva prendere ogni mattina pillole di tribus che potevano essere sostituite da un integratore composto da due fichi secchi, quattro fronde di ruta, due grani di sale e mezza noce. Si suggeriva di portare sulla pelle nuda smeraldi e topazi e sui vestiti rose, viole e giacinti. Oggi come ieri, la storia si ripete, rigide regole e rimedi strani e bizzarri. I segni che finalmente annunciavano la fine del morbo erano la comparsa degli avvoltoi e delle rondini e il manifestarsi di altre malattie nel corpo umano. Nei manoscritti di Contulo di Francesco e Angelo di Giorgio.si leggono bene le note in latino in cui si accenna alla pestilenza. Chissà se i due riuscirono a salvarsi grazie alla loro quarantena volontaria. © RIPRODUZIONE RISERVATA