La storia di Patrick, sempre in cella

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Patrick Zaki, un giovane attivista egiziano, ha deciso di lottare per i diritti umani. E così Patrick, ad oggi, nel suo Paese è accusato ingiustamente di incitamento alla protesta e istigazione a crimini terroristici e per questo rischia fino a venticinque anni di reclusione in Egitto. Questo giovane probabilmente è stato ed è ancora picchiato e torturato, sia fisicamente e psicologicamente. Inoltre la detenzione viene rinnovata dai giudici ogni 45 giorni, prolungando così la condanna più o meno all’infinito. Patrick non può neppure ricevere visite, in carcere, da parte dei suoi genitori. In sua difesa si è schierata tutta l’Università di Bologna dove il giovane ha vinto una borsa di studio, dopo una rigorosissima selezione, per partecipare al prestigioso master internazionale GEMMA, unico in Europa sugli studi di genere. I ragazzi dell’Università di Bologna, compagni di studi di Zaki, sono scesi ripetutamente in piazza, nella città emiliana, per chiederne l’immediata liberazione. La campagna di sensibilizzazione promossa da questa Università italiana ha attirato l’attenzione sul delicato caso del giovane attivista, spingendo così anche un’importante associazione umanitaria come Amnesty International a intervenire su questo “caso“. Anche il governo italiano si sta attivando per concedere la cittadinanza a Patrick nella speranza di ottenere la sua immediata scarcerazione. Anche noi, da Carrara, abbiamo così voluto unirci alla lotta per la liberazione di Patrick Zaki, partecipando all’iniziativa “Disegniamo ali per far volare libero Patrick Zaki”. Con questo contributo piccolissimo vorremmo fargli sentire anche il nostro supporto e la nostra vicinanza in modo che sappia che non è solo: fuori dal carcere egiziano c’è un mondo che sta lottando per lui. Sperando ovviamente che i giudici non prolunghiano ancora la sua detenzione e lui possa ritornare presto a studiare nella “sua“ Bologna e nella “sua“ Università.