Il nostro motto è intolleranza zero

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VIAREGGIO «Torna nel tuo paese, meglio un figlio drogato che omosessuale, una negra non può prendere buoni voti a scuola, taci sei solo una donna, i musulmani sono tutti terroristi…». Potremmo riempire pagine dei nostri quaderni con frasi che purtroppo quotidianamente ascoltiamo provenire da ogni parte del mondo. C’è un universo vario e malato di cui noi non vogliamo fare parte ma nel quale viviamo. In questo universo, come in un film dell’orrore, nato dalla fantasia di un atroce regista, gravitano attori protagonisti di scene inquietanti. Questo universo si chiama “Intolleranza” e ha parecchie facce, si manifesta promuovendo solo ed esclusivamente parole di odio generalmente nei confronti di tutto ciò che è diverso da assurdi e inumani schemi precostituiti da uomini deboli che si fanno forti con l’uso della violenza. La razza bianca è superiore alla nera, gay, lesbiche e transessuali sono esseri umani nati male, gli ebrei sono la rovina del mondo, i disabili sono un peso sociale, una religione differente dalla propria è da combattere, le donne sono inferiori agli uomini. Questa la presentazione generale dell’universo Intolleranza, ma se decidessimo di soffermarci sulla nostra Italia la lista si allungherebbe, diventerebbe motivo di scontro anche la provenienza geografica: i meridionali sono terroni. Addentriamoci nelle famiglie. E’ cronaca di pochi giorni fa la storia di una giovane allontanata dai genitori perché dichiaratasi lesbica, la negazione improvvisa dei rapporti familiari per un’esternazione che avrebbe recato danno alla moralità del nucleo. In classe ci siamo chiesti il perché facendo un esperimento. Ci siamo guardati, descritti e commentati, lì per lì abbiamo riso ragionando su alcune delle nostre diversità. Abbiamo provato a “scambiarci i ruoli” chiedendo a Filippo, indomito calciatore, di trasformarsi nella leggiadra ginnasta Sofia, abbiamo proposto alle femmine di tagliare i capelli come i maschi e, viceversa, ai maschi di vestire come le femmine. Risultato? Dopo qualche risata l’amara consapevolezza che chi vuole cambiare gli altri esiste davvero, ma non lo fa per gioco. Troppi e violenti sono i racconti delle varie forme di intolleranza, cosa possiamo fare a undici-dodici anni? Ancora una volta parlarne, a casa, a scuola e tra amici. Ci pensate se avessimo tutti lo stesso viso, la stessa altezza, gli stessi pensieri? Non esisterebbero il senso della bellezza e il confronto. Ci siamo immaginati come tanti pesci in un acquario, molto più interessante se tutti diversi e dagli svariati colori. La svolta sta nella conoscenza dell’altro, quell’unica luce in grado di illuminare il buio dell’ignoranza, non conoscere significa essere intolleranti, ma il nostro motto è «intolleranza zero».