Come si saluta nei Paesi del mondo

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LARCIANO Noi siamo abituati a salutare le persone che conosciamo e che incontriamo, per una forma di rispetto. Nel mondo ci sono modi di salutare diversi per questioni culturali che sono variate e si sono evolute nel tempo. Un saluto è un gesto o una parola fatto o detto per educazione che può essere formale, come quando diamo del «Lei» ad un Professore o quando ci alziamo in piedi se entra in classe, e informale con gli amici ad esempio battendo il cinque. Uno dei primi saluti a livello storico è il saluto romano; si chiama così perché si pensa proprio che abbia origini romane: consiste nell’ alzare il braccio destro con il palmo della mano rivolto verso il basso e le dita unite. Oggi, purtroppo, ha assunto una valenza negativa perché utilizzato dai simpatizzanti neo-fascisti. Nel mondo ci sono diversi modi di salutare: in Tibet, ad esempio, tirano fuori la lingua per provare che non sono la reincarnazione di un re malefico che si riteneva avesse la lingua nera; nelle Filippine invece viene usato il «Mano» mettendo la mano delle persone anziane sulla propria fronte in segno di rispetto. In Giappone è utilizzato l’inchino con un’ampiezza e una durata variabili a seconda dell’importanza della persona a cui ci si rivolge e in India ci si saluta con il «Namaste» nel quale le persone tengono le mani giunte davanti al cuore. In Nuova Zelanda è usato l’Hongi che si attua nel mettersi fronte contro fronte e guardarsi negli occhi e in Botswana è utilizzata una stretta di mano particolare che consiste nel portare in avanti il braccio destro, appoggiare l’altra mano sul gomito destro e stringere la mano dell’altra persona, incrociare quindi i pollici e tornare alla posizione iniziale. A Tuvalu il saluto tradizionale prevede che le guance si tocchino e che le due persone inalino allo stesso tempo, invece in Thailandia le persone si salutano unendo le mani come in preghiera e inclinando leggermente la propria testa in avanti. In Groenlandia il modo di salutarsi è il Kunik che consiste nell’appoggiare il naso e il labbro superiore sulla guancia della persona che si vuole salutare mentre in Kenya si usa il saluto tradizionale chiamato Adamu che consiste in un ballo composto da molti salti tipico della tribù Maasai. I saluti possono essere anche verbali per esempio «Ciao», «Buongiorno», «Buonasera» in italiano, o in altre lingue del mondo come ad esempio «Hello» o tra gli altro «Good Morning». Ci sono anche saluti che si usano solo nella forma scritta e non in quella orale, per esempio «distinti saluti». Per concludere: non importa come, ma ricordiamoci di salutarci.