Carrara ricorda quando era “sommersa”

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Le alluvioni si verificano quando straripa un fiume: cioè quando le sue acque non vengono contenute dalle sponde e si riversano su quelli che possono essere centri abitati o campagne. Alcune cause di queste “catastrofi” sono da imputare alle piogge torrenziali e all’incuria del territorio e noi di Carrara lo sappiamo bene, molto bene, essendo stati colpiti da numerose alluvioni in un breve arco di tempo. Ma l’alluvione più devastante è quella avvenuta nella notte del 5 novembre 2014 quando l’incessante pioggia ha causato la rottura dell’argine destro del Carrione. L’argine, costruito principalmente con materiale inadeguato, è crollato provocando l’allagamento di gran parte di Marina di Carrara. Oltre 2.300 persone sono state avvisate di salire ai piani superiori delle loro abitazioni. Di questi, ben 450 sono rimasti bloccati al piano terra, immersi in acqua gelida e fangosa. Alcuni sono fuggiti dalle loro case ormai distrutte oppure sono scappati verso alberghi, bar oppure da parenti e amici. Questo disastro ha causato anche una vittima: Maira Grassi, deceduta per il trauma. La sua morte è stata commemorata in tutta Italia. Purtroppo numerosi sono stati i feriti e molti i danni: cantine e case completamente sommerse, attività distrutte, il caveaux in Via Garibaldi allagato, decine di macchine trascinate dal flusso dell’acqua, persone sopra i tetti in attesa di essere soccorse. In totale ci sono stati danni per circa 4 milioni di euro. Come racconta Sabrina Bertoloni, un’ abitante della zona: «Ho perso tutto, mi hanno dato soltanto cinquemila euro; per far ripartire la macchina ne ho spesi il doppio». «Abbiamo dovuto rifare la casa da principio, non c’era più nulla da salvare», le fa eco Evo Bertuccelli. Suscita indignazione il fatto che nei giorni precedenti l’alluvione erano state fatte numerose segnalazioni da parte dei cittadini per avvisare sullo stato di pericolo del fiume i cui livelli erano sempre più alti. La costruzione di edifici nelle immediate vicinanze del fiume, una cosa che aumenta il rischio di esondazione, è l’ulteriore esempio di una politica edilizia, urbanistica e ambientale poco lungimirante. Nei dintorni di un corso d’acqua deve essere sempre lasciato un terreno libero per il drenaggio. Molti di noi, allora piccoli, non dimenticheranno mai le immagini di quella notte e la paura vissuta. Dopo il disastro è stato ricostruito l’argine del Carrione, ma la domanda più frequente da parte di cittadini che sono spaventati è «Sarà sicuro? E noi saremo al sicuro?».