Intelligenza artificiale, la lunga strada

Dal reale al virtuale come cambia il terreno di gioco. Tra uomo o computer chi è il giocatore migliore?

Giocare è fondamentale per la crescita dell’essere umano. Negli insediamenti preistorici, nelle tombe di bambini etruschi, egizi, ecc. si trovano tegamini, animaletti, armi in miniatura, palline che ci dimostrano che il gioco ha avuto uno spazio e un’importanza sociale riconosciuta anche in civiltà di epoca antica. Addirittura gli animali giocano sia per imparare a cacciare o a vivere in branco e a rispettare le regole ma anche per semplice divertimento. Ci siamo confrontati ed abbiamo capito che tutto ciò ci serve a passare il tempo, a confrontarsi con gli amici, a sfidarli. Tutti vogliamo vincere anche perché vincere dà una scarica di adrenalina che ci gratifica e che ci fa sentire bene. Partecipiamo in modo libero dandoci regole e obiettivi ma se prima il gioco avveniva esclusivamente tra persone in presenza, adesso il tutto si sta spostando su un terreno virtuale dove ognuno può fare quello che vuole, immedesimarsi in qualsiasi personaggio, vivere avventure altrimenti impossibili da vivere ed avere addirittura uno sfidante non umano. L’idea di gioco virtuale, o con personaggi dotati di intelligenza artificiale (I.A.), nasce presto, alla fine del ‘700, in Austria come intrattenimento per la corte della regina Maria Teresa e dove fu creato un automa che simulava un giocatore di scacchi seduto davanti ad un tavolo (ma si trattava in realtà di un imbroglio perché manovrato da un giocatore umano ben nascosto tra gli ingranaggi). L’utilizzo dell’ I.A. a fini ludici è partito a fine anni ‘60 del sec. XX con il videogioco “Pong” che simulava una partita di ping pong tra giocatore umano e computer. Da lì in poi l’evoluzione è stata rapidissima fino ad arrivare ai giorni nostri dove l’utilizzo della I.A. non si limita solo alla sfera dell’intrattenimento ma è applicato anche in ambiti diversi, ad esempio la medicina. Tramite la I.A. la macchina mostra capacità tipicamente umane: ragionamento, apprendimento, pianificazione, creatività; capisce il proprio ambiente, si mette in relazione con ciò che percepisce e risolve problemi anche perché la nuova frontiera di ricerca in questo ambito si ispira direttamente al nostro cervello simulando l’attività neuronale e fornendo alla macchina la capacità di apprendere e di agire non meccanicamente, ma simulando il più fedelmente possibile una risposta umana. L’ applicazione di questa tecnologia ai giochi significa fornire al giocatore non umano la possibilità di assimilare informazioni dal giocatore umano, di rielabolarle e di rispondere adeguatamente. La difficoltà del gioco aumenta perché la macchina “impara” le debolezze dell’avversario analizzando i suoi errori per poi generare tranelli. Chissà cosa ne penserebbe il Turco!

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