Scuola e Parco: due realtà unite

L’Ente Parco di Montemarcello Magra Vara comprende un’area molto ampia che va dalla foce del fiume Magra e risale verso il Vara e il promontorio di Montemarcello. L’area protetta forma una fascia che in alcuni punti raggiunge i 1000 m di larghezza: da un lato il golfo della Spezia e il mare aperto, dall’altro la foce del Magra, la piana di Luni e le Apuane. Il Parco nasce nel 1995 e ha come scopo principale la tutela dell’ambiente e la salvaguardia del patrimonio faunistico e botanico. Tra le numerose attività del Parco ce n’è una che ci riguarda da vicino visto che è attuata sul litorale di Marinella, nella parte di spiaggia a cui si può accedere dal nostro plesso scolastico. Proprio per questo abbiamo deciso di saperne di più incontrando un’esperta dell’ente: la dottoressa Gaia Cappellini. Gaia ci ha spiegato che quello delle dune è un progetto pilota che fa parte di un progetto più ampio, ovvero Interreg, attuato nell’ambito dell’attività Rete Natura 2000: si tratta di una serie di aree individuate in tutta Europa per la loro particolarità e collegate da corridoi biologici, cioè passaggi che favoriscono lo spostamento di piante e animali. Di questa rete fa parte tutta la spiaggia di Marinella la quale costituisce una vera peculiarità per le coste liguri, è infatti l’unica zona di spiaggia sabbiosa. Al fine di tutelare queste aree sono state individuate alcune regole che è molto importante rispettare. Per quanto riguarda gli habitat dunali in particolar modo, visto che sono ritenuti i molto preziosi ma allo stesso tempo assai fragili. La dottoressa Cappellini ci ha fatto notare che la nostra zona di costa è molto edificata e questo intervento dell’uomo ha in parte eliminato l’opportunità di formazione delle dune. Proprio per tale motivo, non è stato facile individuare un segmento in cui fosse possibile il ripristino e la tutela di questo habitat. Una volta trovato, lo spazio è stato delimitato da una staccionata di legno e circondato da una passerella che indica un percorso obbligato. All’interno della recinzione sono state poste delle «fascinate» che servono a favorire la formazione degli accumuli sabbiosi. Nonostante tali accorgimenti, però lo spazio delimitato talvolta non viene rispettato e negli scorsi mesi si sono notate delle infrazioni. Alla domanda di alcuni di noi sul perché non chiudere l’area con modalità più sicure, come una cancellata o dei vetri, la dottoressa Cappellini, ha risposto che non è chiudendo che si risolve il problema: «Quello che deve cambiare è la mentalità delle persone per questo noi abbiamo molta fiducia nei ragazzi che sono più sensibili degli adulti alle questioni ambientali».

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