Gentilezza: perché e per chi?

Il 13 novembre di ogni anno ricorre la Giornata mondiale della gentilezza. A prima vista, una celebrazione formale del bon ton, del galateo delle buone maniere, dell’etichetta. Un’osservanza che può sembra inutile, perché il mantra comune recita di fare la voce grossa e di spararne di forti e volgari, non sei ascoltato. Che se non sgomiti e non ti tieni sulla difensiva pronto a combattere, non ti verrà mai lasciato spazio. E così via. Ci si giustifica con la lotta per la sopravvivenza, la selezione della specie. Per chi se ne ricorda dai tempi della scuola, con le idee di Charles Darwin. Ma ciò riguardava soltanto i suoi capitoli sugli animali. Oggi si addolcisce il tutto parlando di ’sana’ aggressività. Darwin stesso osservava però che l’essere umano funziona diversamente dalle bestie. Possiede un istinto biologico, primitivo e innato alla socialità, alla cura di se stessi e degli altri. Non a caso gentile e gentilezza, in italiano, derivano dal latino gens che rimanda alla famiglia: il primo ambiente dove ci si prende cura gli uni degli altri. Da fatto privato a usanza diffusa. Ecco la sfida dalla Giornata mondiale della gentilezza: elevare la cortesie a la cordialità a standard della vita pubblica. E come valutare, per esempio, lo schiaffo del Presidente turco alla Presidente della Commissione Europa Von der Leyen? Un esempio di mancata gentilezza in chiave misogina e sessista. Cattivo esempio rafforzato dal suo collega e Presidente del Consiglio Europeo che non fa una piega. La diplomazia, la rigida formalità della situazione… un gesto gentile avrebbe scatenato una rivoluzione? Forse avrebbe attutito gli attriti di uno sgarbo commesso nel mezzo di un evento rigidamente formale. L’onore di promuovere la gentilezza ha origine nelle persone che guidano le nostre comunità e dai quali prendiamo esempio. Anche senza accorgercene ci appropriamo facilmente e imitiamo ciò che vediamo. È tipico della natura umana. Gli studi sulla reciproca cura tra gli esseri umani e sulla gentilezza sono andati avanti: dalla sociologia alla medicina. La gentilezza da bene alla salute: è antinfiammatoria, ritarda l’invecchiamento. Migliora le relazioni umane in genere: facilita la composizione delle liti, promuove maggiore produttività nei luoghi di lavoro, ecc. Tanti studi per confermare ciò che già la saggezza popolare intuiva. Basti pensare ai proverbi e agli adagi sull’argomento: «Assi vale e poco costa», «Si prendono più mosce con il miele che con l’aceto», ecc. La gentilezza, quindi, come dovere civico. Come un anticorpo indispensabile contro il malessere proprio e degli altri. Per una società migliore. Per un ambiente di lavoro più umano. Per una scuola che non sembri una giungla di bulli. Per sentirci esseri umani e non bestie. Per vivere tutti meglio.

Classe 1D

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