Didattica, un ritorno al futuro…

«Nessuno che sia entrato analfabeta nel nostro istituto ne deve uscire tale, ma con un corredo invece di cognizioni elementari di cultura che ne nobilitino l’intelletto e il cuore». Con queste parole ispirate il dottor Cassanello nel dicembre del 1916 descriveva il ruolo dell’Istituto Romiti, che durante la Prima guerra mondiale ebbe sede nella scuola di Stradone D’Oria che noi oggi frequentiamo. L’istituto era stato allestito per accogliere i mutilati delle nostre zone, con l’intenzione di curarli e istruirli in vista di un lavoro futuro. Perciò vi erano dei corsi per insegnare a leggere e scrivere agli analfabeti e anche laboratori professionali, tra cui uno per costruire protesi per i pazienti stessi. C’erano anche spazi aperti, dove dedicarsi ad orticoltura e giardinaggio. Nato in una situazione di emergenza, era quindi un istituto molto moderno, con un’idea di scuola come luogo di accoglienza, istruzione, orientamento, supporto psicologico, inclusione, emancipazione. Ci siamo allora chiesti: «Che scuola vorremmo noi?» Per rispondere ci siamo documentati su quelli che, dalle statistiche, risultano i migliori modelli europei. Della scuola finlandese, i cui studenti sono molto preparati, ci piacciono tanti aspetti: molte attività, anche di ricerca e studio, sono svolte a scuola e i compiti a casa sono ridotti, per permettere ai ragazzi di dedicarsi al pomeriggio ad attività extracurriculari come la lettura o lo studio di uno strumento; si fanno molti lavori di gruppo che insegnano a collaborare, come poi avverrà all’esterno dell’ambiente scolastico; la scuola dispone di tanti fondi che usa per aiutare gli studenti in difficoltà, migliorare gli ambienti e comprare strumenti moderni. Della scuola estone invece ammiriamo il fatto che non tutti i corsi sono obbligatori, che ha un’educazione organizzata intorno all’alunno e che si dà molto rilievo alle attività pratiche e creative. Un altro punto di forza è che il primo ciclo scolastico dura fino a 16 anni, quando l’alunno è più consapevole delle scelte future. La scuola polacca è simile alla nostra, ma gli studenti hanno ottimi risultati nei test, probabilmente perché c’è un monitoraggio costante del sistema di istruzione. Nei Paesi Bassi fin da piccoli gli alunni sono motivati ad apprendere con attività pratiche e in questa scuola si dà grande importanza allo studio delle lingue straniere. In Svizzera dopo la scuola dell’obbligo viene fatta una selezione per poter accedere al liceo (chi non ha i requisiti può scegliere una scuola professionale) e la maggior parte di noi è d’accordo con questo metodo.

Classe 2E

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