Con Dante nella nostra selva oscura

Tra sorrisi nascosti, distanze che diventano sempre più grandi e preoccupazioni per familiari e amici più fragili, l’anno della pandemia è stato per tutti, ma soprattutto per noi ragazzi, la nostra personalissima “selva oscura”. Dante Alighieri, padre della lingua e letteratura italiana, all’inizio della Divina Commedia si mostra spaurito e spaventato, un po’come ci sentiamo tutti noi. Proprio per questo motivo immaginiamo di domandargli come ha fatto a ritrovare la diritta via che aveva smarrito e in questo cammino difficile che stiamo affrontando, lo trasformiamo nella nostra guida, perché dopo 700 anni dalla sua morte ha ancora tanto da insegnarci! “Sommo Poeta, lei ha vissuto un periodo di esilio a causa del suo schieramento politico e proprio in quel periodo ha iniziato a scrivere la Commedia. Cosa può consigliare ad un ragazzo del XXI secolo che, anche se per motivi completamente diversi, si ritrova a vivere una sorta di esilio dagli affetti?” “Giovani amici, non immaginavo che la mia opera venisse letta e studiata oltre sette secoli dopo la sua scrittura. Non vi nascondo che ripensare al mio esilio mi arreca ancora dolore, ma al tempo stesso è stato un modo per conoscermi meglio e viaggiare dentro me stesso. Voi non dovete lasciare ogni speranza. Provate a riflettere sul valore di ogni singolo gesto e siate certi che le vostre dimostrazioni di affetto torneranno. Ma sappiate anche che io ho conosciuto la bellezza del saper amare da lontano” “Amare da lontano? È quello che ha fatto con la sua Beatrice? Come possiamo riuscirci anche noi?” “Ho rispettato la libertà di Beatrice come ogni uomo dovrebbe fare con ogni donna. Per me è questo amare. Mi bastava guardarla per sentirmi mancare le forze. La ammiravo come fosse un essere divino. Tre volte l’ho vista in tutta la mia vita, ma nemmeno per un giorno ho smesso di pensarla. Fate lo stesso. La memoria, figliuoli, quando avevo la vostra età,era considerata una vera e propria arte. Coltivatela e non dimenticatevi di chi amate, così come ho fatto io”. “Leggendo la Divina Commedia possiamo notare che le tre cantiche terminano sempre con la parola “stelle”. Cosa rappresentano per lei le stelle? Riusciremo arivederle anche noi?” “Le stelle sono la luce, hanno puntualmente illuminato il mio cammino, sono state un nuovo inizio dopo momenti di smarrimento e paura. Le osservavo e mi veniva voglia di sperare, di desiderare. De… sidera. Come sapete, sono stato un amante e uno studioso della lingua latina e il termine latino per indicare le stelle è proprio sidera. Mi chiedete se il vostro esilio finirà e io vi dico di collaborare, trovare guide come Virgilio e Beatrice, farvi accompagnare verso le stelle, proprio come ho fatto io nel mio viaggio. Desiderate, figliuoli e le stelle, presto, vi illumineranno!”

Classe 2A

Tutor: Maria Luisa Lazzeri

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