Tutto sul “famoso” milite ignoto

Dopo la Prima Guerra Mondiale, le nazioni che vi avevano partecipato vollero onorare i sacrifici e gli eroismi dei soldati caduti con le armi in pugno per la difesa della propria patria. L’idea di onorare un corpo defunto sconosciuto risale in Italia al 24 agosto1920, quando il Generale Giulio Douhet la propose, per glorificare il sacrificio di sangue di un intero popolo e per serbare la memoria di tutti i soldati morti. Solo un anno dopo la proposta venne ufficializzata e a Gabriele D’Annunzio fu affidato il compito di dare il nome di “Milite Ignoto” alla salma del soldato senza nome. Tutte le famiglie italiane erano coinvolte: chi per aver perso un familiare, chi per aver lavorato nelle fabbriche coinvolte nella cosiddetta economia di guerra. Dal 3 al 24 ottobre una commissione si dedicò alla ricerca di undici salme di soldati provenienti dai campi di battaglia più cruenti, tra cui anche il Monte San Michele, protagonista di tante liriche di Ungaretti; i corpi non dovevano mostrare nessun segno di riconoscimento. Il 27 ottobre 1921 le undici casse vennero trasportate nella Basilica di Aquileia e solamente il giorno dopo sarebbe iniziato il viaggio verso Roma del “treno dell’eroe”. La scelta della donna che avrebbe dovuto designare il Milite inizialmente ricadde su Anna Visentini Feruglio, udinese, madre di due figli dispersi in guerra, alla quale si preferì poi una popolana, Maria Bergamas, originaria di Gradisca d’Isonzo, il cui figlio Antonio si era arruolato nell’esercito italiano sotto falso nome, in quanto suddito austro- ungarico, ed aveva perso la vita al fronte nel 1916. La salma prescelta venne posizionata all’interno di una cassa in legno, sul cui coperchio fu posta una medaglia commemorativa e un’alabarda d’argento, dono della città di Trieste. Alcuni reduci la accompagnarono fino alla stazione di Aquileia, dove intraprese il suo ultimo viaggio, passando per le città di Venezia, Bologna, Firenze. Il vagone, aperto in modo che la salma potesse essere vista e salutata dagli italiani ad ogni stazione, giunse a Roma il 3 novembre 1921. Il giorno successivo, il 4 novembre, tre anni dopo la fine della guerra, fu celebrato il funerale del Milite Ignoto in Piazza Venezia, a Roma; la salma venne posta sull’Altare della Patria e gli venne concessa la medaglia d’oro, ad onore di tutti gli italiani morti durante la Grande Guerra. Quel soldato sconosciuto, divenuto a sua insaputa simbolo di tutti i soldati italiani, fu sepolto insieme al primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II e, durante la celebrazione del funerale, dopo un minuto di silenzio, ventuno rintocchi di campana sostituirono le ventuno cannonate dei presidi militari. Attraverso la salma di un caduto senza nome il popolo onorava non il soldato, ma l’intero esercito e tutta la nazione. Alla cerimonia non presero parte né il Generale Cadorna, né Diaz, in missione negli Stati Uniti: niente, in quella occasione, avrebbe distolto l’attenzione dal Milite Ignoto. L’Italia fu la prima nazione a commemorare con una giornata di ricordo la fine della Grande Guerra: il 30 ottobre 1919 a Vittorio Veneto e successivamente, a Roma, il 4 novembre. Oggi in quella data si celebra la Giornata delle Forze Armate, non la vittoria di una nazione contro un’altra: l’Italia, per dettato costituzionale, rifiuta la guerra perché, in un conflitto armato non ci sono mai vincitori e vinti, ma solo tanti uomini che vengono privati della serenità e delle opportunità che solo la pace può garantire loro.

Classe 3C

Tutor: Katy Giacomelli

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