Dante fra le donne: Beatrice… e le altre?

Se pensiamo a Dante, ci viene subito in mente il suo grande amore… Beatrice. Ma come non parlare delle donne che lo videro crescere, che lo formarono e gli permisero di fare ciò che ha fatto? Partiamo da Gabriella degli Abati, colei che diede alla luce il Sommo Poeta, nota come Bella: suo padre era il giudice fiorentino Durante degli Abati, da cui il nome del figlio, abbreviato in Dante. Sposata con Alighiero Alighieri, morì quando Dante aveva 5 o 6 anni; di lei ci sono arrivate pochissime notizie. Sicuramente “bella d’aspetto”, viene ricordata da Boccaccio nel suo “Trattatello in laude di Dante”, in cui narra di un sogno profetico che le preannunciò il futuro successo e la gloria del figlio poeta. Stranamente nelle sue opere Dante non menziona mai esplicitamente né la madre Bella né sua moglie Gemma Donati. Capelli biondi, fronte spaziosa, sopracciglia sottili: Gemma incarna perfettamente gli ideali di bellezza dell’epoca. Appartenente ad una delle più importanti famiglie politiche fiorentine, già promessa sposa dall’età di 12 anni, si sposò con Dante intorno al 1285. Il loro matrimonio non fu dei più felici, come ci viene riferito sempre dal Boccaccio: era un matrimonio combinato come consuetudine in quei secoli, ma tra loro c’era un legame affettuoso fondato sul rispetto anche se, dopo l’esilio, i due sposi non si rividero più. Da Gemma Dante ebbe tre figli, due maschi e una femmina, Antonia. Solo poche informazioni su Antonia Alighieri, forse la figura più sfuggente: si pensa fosse lei la monaca domenicana che prese il nome di Beatrice nel monastero di Ravenna, dove verrà raggiunta dalla madre, con la quale aveva un buon rapporto. È il nome scelto per la vita monastica che ci attesta il riconoscimento di Antonia al valore dell’opera paterna e all’amore immortale del padre per Beatrice. Altra figura femminile importante nella vita di Dante è Tana (Gaetana) Alighieri, sorellastra del poeta, figlia di Alighiero e della sua seconda moglie. Sempre presente nella sua vita, sarà proprio lei a soccorrerlo nei momenti più difficili, prima e dopo l’esilio, e a curarlo amorevolmente quando soffriva. Si pensa che grazie a lei Dante sia riuscito ad affrontare le malattie, epilessia o narcolessia, da cui era affetto e che gli abbia anche fornito aiuto finanziario e morale nella gestione delle sue carte, come la conservazione dei canti, durante l’assenza forzata dell’esilio. Ci appare forse un po’ triste il destino di queste donne, madre, moglie, figlia e sorella, ricordate solo nelle biografie, ma praticamente mai citate dal poeta, tutto rivolto invece all’esaltazione della sublime Beatrice alla quale dedicò pagine di leggendaria bellezza.

Classi 2A, 2B, 2C

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