L’intollerabile intolleranza del razzismo

Cosa è il razzismo? Nel 2021, in un mondo globalizzato che mette quotidianamente in connessione persone tra loro diverse per etnia, cultura, religione e costumi, ha ancora senso parlare di razzismo? Ideologicamente, il razzismo nasce proprio dalla paura dell’altro e ancora oggi sappiamo che l’altro, il diverso, ci spaventa e che preferiamo ignorare le diversità se queste le avvertiamo come minacce. Il razzismo si fonda sulla distinzione arbitraria e scientificamente errata dell’uomo in razze, ordinate secondo criteri gerarchici tali da giustificare prevaricazioni di una sull’altra e addirittura la pulizia etnica. Tuttavia, il suo significato è stato poi esteso a denotare qualsiasi atteggiamento di rifiuto del diverso da sé per religione, cultura, costumi e idee politiche. Le discriminazioni possono essere fisiche, tramite l’uso della violenza ,ma possono essere anche verbali, tramite offese. Negli ultimi anni in Italia abbiamo assistito sempre più frequentemente all’emergere di campagne ed episodi di xenofobia e razzismo, e a una crescente e diffusa intolleranza verso persone proveniente dai paesi più poveri dell’Europa e del mondo. In Italia il problema del razzismo è oggi associato immediatamente all’immigrazione, come se il razzismo fosse una conseguenza del flusso di immigrati che ha investito l’Italia e l’Europa, negli ultimi decenni. La crisi economica, la disoccupazione, l’insicurezza contribuiscono a far vivere lo straniero come una minaccia a un benessere da poco acquisito e già precario. Qualsiasi sia la problematica, o le cause alla base del fenomeno del razzismo, le conseguenze sono intollerabili. La cultura del diverso è un importante segno di accrescimento culturale e non una barriera. Purtroppo ognuno ha i propri retaggi culturali e spesso tutto questo si trasforma in vero e proprio odio. La scuola rappresenta un esempio di come ragazzi di diversa provenienza, con abitudini diverse, riescono a vivere in una serena armonia, nel rispetto dell’altro, visto come persona, indipendentemente dal colore della pelle o dalla sua appartenenza religiosa. Forse dobbiamo partire dal modello scolastico di inclusione e per una volta gli adulti dovrebbero imparare da noi giovani. Sarà difficile vivere insieme in pace? Forse è un’utopia, ma noi ragazzi sogniamo un mondo dove le differenze sono qualcosa che aggiunge e non sottrae nulla agli altri e vogliamo gridare forte “Stop al razzismo” perché non è il colore della pelle a definire una persona.

Classe 2L

Tutor: Luigi Di Donato

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