Bello un mondo senza… etichette

Che cosa significa il termine etichetta? La prima cosa che potrebbe venirci in mente sono quelle targhettine attaccate all’interno dei maglioni o quelle appiccicate ai prodotti alimentari. Sopra ci sono tutti quei criteri che servono a definire quel determinato prodotto: la provenienza, la sua composizione, il metodo di lavaggio… molto utili e spesso necessarie. Ecco, le etichette a cui ci riferiamo hanno la stessa funzione, quella di definire, ma invece di applicarle ai prodotti del supermercato, purtroppo, spesso vengono applicate sulle persone e ce le ritroviamo addosso noi stessi, oppure le appiccichiamo agli altri. Ma queste etichette si riferiscono ai metri con cui noi definiamo le persone e che spesso si basano su stereotipi e pregiudizi. E gli stereotipi portano inevitabilmente con sé valori più o meno positivi e aspettative di comportamento che, se non vengono rispettate, sono causa di esclusione e di emarginazione. Tra queste etichette ce ne sono alcune come: secchione, strano, maschiaccio, femminuccia, oca, nano, ciccione, sfigato… Queste definizioni possono sembrare un gioco, ma non lo sono affatto: servono solo a far ridere i carnefici e si incollano sulle vittime; a poco a poco diventano sempre più numerose, fino ad emarginare gli sventurati e a farli letteralmente «scomparire». Le persone con etichette vengono sempre considerate con grande superficialità. E poi ci sono gli spettatori: sono coloro che osservano, ma non fanno niente. Nella maggior parte dei casi «stanno seduti», perché hanno paura di diventare anche loro delle vittime. Altre volte, invece, alcuni spettatori «si alzano » e cercano di difendere i perseguitati, strappando le classificazioni sbagliate. Ecco, questo è il punto: siamo tutti spettatori. Dobbiamo fare del nostro meglio per dimostrare agli altri che sbagliano. Dobbiamo combattere contro questi pericolosi preconcetti. Solo in questo modo possiamo aiutare le vittime, contribuendo a cancellare le loro etichette per sempre. Per combattere le discriminazioni, bisogna impegnarsi a non giudicare prima di conoscere: ciò che ne può derivare è soltanto un pregiudizio. Non bisogna insultare gli altri, perché le parole hanno un grande potere: basta pensare al fatto che un’offesa, anche se composta da una singola parola, può provocare un dolore atroce, difficile da curare. Quando stiamo per compiere un’azione che potrebbe arrecare danno agli altri, proviamo sempre a chiederci se tale atto farebbe piacere anche a noi, oppure no. Sforziamoci di accettare gli altri, perché l’unica via per vivere al meglio la diversità è apprezzare le qualità di ognuno. In fondo, al mondo, «nessuno è perfetto ».

Classe 2B

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