Vita “on life” dietro lo schermo

Mediamente il tempo che i ragazzi passano utilizzando strumenti elettronici varia dalle quattro alle sei ore al giorno. I moventi che motivano questo comportamento sono: svolgere i compiti scolastici, seguire la didattica a distanza, incontrare gli amici, chattare, guardare film, ascoltare la musica e molti altri passatempi. L’utilizzo dei cellulari inizia molto presto, anche verso gli otto o nove anni, o addirittura ai sette anni. Se non hanno un telefono, i bambini usano quello dei fratelli o dei genitori, perciò già da piccoli diventano molto dipendenti dalla tecnologia. Nel tempo, crescendo, i ragazzi possono diventare vittime di cyberbullismo, un tipo di violenza dalla quale è difficile uscire e che resta per sempre in una parte della persona: i ragazzini vengono offesi per il proprio aspetto fisico, per le foto che postano sul web e per tanti altri motivi assurdi. Questa forma di violenza può portare alla depressione, all’ansia e alla paura, ma può persino trasformarsi in violenza fisica. Oltre che quella dei bambini, anche la vita degli adolescenti, a causa della pandemia, è oggi molto più legata alla tecnologia. Questa situazione presenta alcuni aspetti positivi e altri negativi. Tra i lati positivi della vita in connessione, possiamo nominare la possibilità di scoprire molte nuove cose (per esempio dei video utili per la scuola e definizioni di termini sconosciuti), si stringono amicizie, si resta in contatto con gli amici e parenti, si trovano informazioni e notizie da tutto il mondo (per esempio il meteo, lo sport, la politica) e si può persino trovare un lavoro. Tra i lati negativi, c’è sicuramente la dipendenza dalla realtà virtuale (videogiochi, applicazioni, chat…), che allontana dal mondo esterno e dalle persone più care, fino a diventare asociali. L’aspetto della privacy presenta altre insidie: un video o una foto inopportuna, caricati sulle app, i dati personali rubati, anche se fortunatamente alcune di queste situazioni possono essere evitate grazie al miglioramento della gestione dei social network. Molte persone, infine, usano i social per «nascondersi» e alcuni creano profili falsi per poter insultare e minacciare gli altri in forma anonima. Spesso questi comportamenti sono dovuti a un senso di inferiorità, magari per invidia, o per sfogare la propria rabbia su altre persone innocenti. Proprio con l’accesso a molte fonti di notizie, però, si profila un aspetto critico della frequentazione assidua dei social network e della rete in generale: le notizie false, cosiddette fake news, talvolta diffuse in modo organizzato allo scopo di creare opinioni distorte dei fatti e della realtà che ci circonda. Distinguere le notizie vere da quelle false richiede studio e preparazione, che solo la scuola può dare.

Classe 2C

Tutor: Lorenzo Del Corso

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