La mafia è anche sotto casa nostra

La mafia in Toscana c’è anche se non si vede. É quanto si apprende dal rapporto sulla criminalità organizzata curato dalla Scuola Normale di Pisa per la Regione Toscana. Dalla ricerca emerge che il territorio della Toscana è centrale nei traffici nazionali e transazionali di stupefacenti. Infatti in un solo anno sono stati sequestrati a Livorno più di una tonnellata di cocaina e 830 chilogammi tra marijuana e hashish. Aumenta la presenza delle mafie nel settore edilizio e immobiliare come dimostra l’operazione che a gennaio di quest’anno ha portato il Gip di Firenze a disporre ben 34 misure cautelari. Molto attiva la criminalità organizzata risulta anche nel traffico dei rifiuti e nello sfruttamento della manodopera, dove la Toscana si aggiudica per questo il quinto posto in Italia. Eppure sembra che qui la mafia non si veda o forse non si vuol vedere, non si vuole ammettere che questa dovrebbe essere, soprattutto in questo momento, una priorità. L’autoomertà che c’è nella nostra regione deriva in parte dal fatto che la criminalità nei nostri territori non si comporta in modo tradizionale e quindi non siamo abituati a vederla, crediamo che certe cose accadano solo nei film o nel Sud del Paese, ma questo la rende ancora più pericolosa perché in grado di inserirsi facilmente nell’economia legale, soprattutto grazie alla pandemia. Il rapporto dimostra infatti che la Toscana è uno dei territori favoriti per riciclare il denaro sporco e per la realizzare reati economici e finanziari importanti. In pratica da noi la mafia si organizza per ripulire i fiumi di denaro sporco che arrivano dalle attività illecite commesse altrove e di conseguenza potrebbe essere facile per i criminali comprare bar, ristoranti e negozi in difficoltà e approfittare della crisi causata dal covid. Pochi giorni fa ad esempio, sono state arrestate 30 persone legate al clan dei Casalesi, che è riuscito a mettere le mani sui fondi del decreto Rilancio. Soldi che dovrebbero servire per rilanciare l’economia legale, non la mafia. Il rapporto mette inoltre in luce come i gruppi di ‘ndrangheta abbiano mezzi e risorse per radicarsi. Infatti nell’ultimo anno sono state arrestate in Toscana almeno 60 persone legate alle cosche calabresi. La Valdinevole non è immune al fenomeno: il 27 gennaio di quest’anno il prefetto Gerlando Iorio ha fatto sequestrare due imprese, una a Chiesina e una a Agliana, mentre due giorni prima era stata sequestrata una pizzeria a Montecatini, con l’accusa da parte degli inquirenti di essere collegata a una persona appartenente alla ‘ndrangheta che ora si trova in carcere.

Classe 3E

Tutor: Rosanna Magrini, Giovanni Chiavacci

PER APRIRE LA PAGINA CLICCA QUI