Astronomia nella Divina Commedia

Perché la Divina Commedia e l’astronomia? «Il primo incontro che ebbi con l’astronomia nella Divina Commedia fu attraverso un articolo del professor Raffaele Barletti, pubblicato sulla rivista “L’Astronomia” nel 1986, prestigiosa rivista curata da Margherita Hack. Articolo appassionante. Lo lessi due volte perché avevo difficoltà a comprendere il modo in cui il professore aveva cercato di risolvere l’arzigogolo in cui Dante ci vuole mostrare che all’alba del giorno dell’Equinozio di Primavera, il Sole sorge nel punto in cui si intersecano 4 cerchi, coordinate celesti, a formare 3 croci! Spiegazione che, in seguito, anche i dantisti accettarono come probabile, anche se non certa. In seguito ho cercato libri e articoli e mi sono appassionato alla passione che Dante mette nei suoi versi quando parla di Astronomia, la sua poesia lascia trapelare una profonda conoscenza dei moti celesti e una costante osservazione del cielo notturno». Perché la Divina Commedia a scuola? «L’Astronomia nella Divina Commedia è fondamentalmente Astronomia Sferica, cioè quella parte dell’astronomia che descrive e prevede i moti dei corpi celesti sulla sfera celeste, un’astronomia oserei dire ‘quotidiana’, ovvero quella con cui abbiamo ogni giorno a che fare osservando il moto del Sole, il susseguirsi delle stagioni, le fasi lunari. Nonostante Dante fosse certo dell’immobilità della Terra al centro dell’universo, quindi un sistema geocentrico, ciò che egli descrive non è diverso da ciò che noi stessi, eliocentristi, possiamo osservare. È una parte di Astronomia che non dovrebbe mancare nelle scuole in quanto ci aiuta a comprendere fenomeni, certo non ‘fenomenali’ ma essenziali per la vita sul nostro pianeta e Dante fa proprio questo: divulga conoscenze a chiunque legga la sua opera e lo invita a riflettere, continuare a studiare e a osservare!» Quale il riscontro tra gli studenti? «Mi è sembrato sempre positivo, forse alle volte qualcuno ha espresso difficoltà nel comprendere l’astronomia sferica, perché non siamo più abituati a seguire in cielo i moti dei corpi celesti, cosa che invece era costante per i contemporanei di Dante, ma anche per le epoche successive, almeno finché la vita sociale e l’agricoltura sono state scandite da ritmi e tempi della natura. Se vogliamo comprendere la terzina tratta dal Purgatorio I, 19: “Lo bel pianeta che d’amar conforta, / faceva tutto rider l’oriente / velando i pesci, ch’erano in sua scorta”, dobbiamo sapere che Dante sta parlano di Venere e che il pianeta gli appare sorgere poco prima del Sole, in quanto in elongazione ovest, nella Costellazione dei Pesci».

Classe 2G

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