Eccidio, i ragazzi del ’44 ricordano

Nel lontano 1944, precisamente il 23 agosto, nel nostro territorio è avvenuto un orribile massacro: spesso molti adulti nominano questa tragedia, ma che cosa è successo veramente? Per scoprirlo, i nostri nonni hanno raccontato le loro storie, quando erano bambini e ragazzi come noi. In quella lontana estate in cui si consumò la rappresaglia, i tedeschi erano ormai in ritirata di fronte all’incalzante avanzata alleata. Qui i tedeschi nutrivano un odio sviscerato nei confronti dei cosiddetti «banditen » e verso tutti coloro che davano, o si credeva dessero loro aiuto, compresi i ragazzi, considerati «piccoli banditi infidi». Il timore era forte: gli uomini, obbligati a lavorare per le truppe tedesche, cercavano in tutti i modi di nascondersi, immergendosi nelle acque dei canali e respirando attraverso una canna, dormendo nelle stalle, oppure scavando delle buche sottoterra, lungo gli argini, coperte alla meglio con legni, pietre e terra, dove potersi rifugiare in caso di emergenza. La signora Gina ricorda che i tedeschi facevano irruzione nelle case ed asportavano suppellettili, ma soprattutto rubavano mucche, maiali, galline, conigli in modo da privare dei viveri i contadini, i quali erano costretti a nascondere i loro animali fra i canneti per evitare le quotidiane requisizioni. Spesso si accampavano nelle fattorie della zona con grandi carri armati, furgoni e carriole, portando con loro armi, munizioni, viveri trafugati e addirittura cannoni, occupando camere e cucine e costringendo i ragazzi a dormire nei fienili, sulla paglia, come ricorda la signora Liana. All’alba di quel terribile giorno, la popolazione composta in gran parte da vecchi, donne e bambini era ancora a letto: alcuni reparti della Wehrmacht confluirono in località Prato Grande dove si consumò un vero e proprio macello, una vera e propria azione di guerra finalizzata a far «tabula rasa» delle zone ritenute strategiche, per poi spostarsi a sud, in direzione Fattoria e Capannone. Luigina all’epoca aveva sedici anni: erano le sette quando sentì degli spari provenire da quella direzione, lei accorse per mettere al sicuro la sorella con i suoi bambini, ma niente potè fare per suo cognato, che era andato a «governare le bestie in Padule». Un altro terribile episodio è impresso nella mente dell’anziana Attilia, all’epoca una bambina di nove anni: si ricorda di essere stata trascinata sull’argine con tutti i componenti della sua famiglia con una mitragliatrice puntata e sotto una raffica di minacce pronunciate in una lingua incomprensibile. Fortunatamente, tutti i componenti furono lasciati andare, ad eccezione del loro cane che fu trucidato.

Classe 2B

PER APRIRE LA PAGINA CLICCA QUI