“Con la pandemia non siamo più gli stessi”

Andare al bar o al ristorante, uscire a prendere un gelato, pranzare con un panino mentre si legge il giornale: tutto ciò ci è sempre apparso normale e non ha mai richiesto condotte particolari, a parte le regole della buona educazione. Invece, con l’avvento della pandemia, nuove leggi e norme di comportamento hanno profondamente cambiato le nostre abitudini. È cambiato lo scenario. I locali hanno allestito tavoli all’aperto per garantire la sicurezza e, al tempo stesso, poter accogliere qualche cliente in più. Tavoli distanziati, strisce a terra che limitano l’avvicinamento al banco. Tutte pratiche nuove, a cui le persone si sono dovute abituare velocemente. È cambiato il lavoro. Sono variati gli orari di apertura e chiusura. La sera abbiamo imparato a fare a meno di uscire per cenare o per un apericena. Il titolare del bar Agave ci ha raccontato che ha “dovuto sostituire la moda dell’aperitivo con delle merende”. Si lavora meno, ci dicono al bar Mexico: “Non facciamo domicilio, chiudiamo alle ore 18. Prima lavoravamo fino alle 21 a volte fino alle 23, quindi abbiamo limitato parecchio le ore di lavoro”. “Purtroppo”, dichiarano al bar Agave, “non tutte le persone rispettano le norme igieniche anti-covid, quindi i titolari sono dovuti diventare anche ‘controllori’, risultando talvolta poco simpatici”. Ognuno aspetta il suo turno prima di entrare nei locali, in modo da non assembrarsi, dice il titolare della macelleria Lugeri. Si entra nei locali col volto coperto dalla mascherina, cercando di essere gentili sorridendo con gli occhi. Si mantengono le distanze. Si misura la temperatura al termoscan, se ce n’è uno. Ci si igienizza le mani. Tutti stanno più attenti. Qualche cliente fa movimenti plateali per dimostrare di rispettare le regole a dovere, sfregandosi il gel come se stesse recitando in una rappresentazione teatrale. Dimenticate il recente passato. Niente coni gelato, solo coppette, dichiara la titolare della gelateria Giannotti. Scordatevi la cena al ristorante, solo asporto. Tra l’altro, il take away – sostiene Luca Mottola del ristorante Il Bruko – non è senza costi: “Per lavorare con l’asporto sono stati acquistati contenitori termici che consentono al cibo di rimanere caldo; è stato necessario organizzare un nuovo modo di lavorare”. Le stoviglie ora sono usa e getta. Non troverete camerieri coi guanti bianchi, ma lavoratori coi guanti in lattice. Dite addio, per il momento, agli aperitivi: uscirete al massimo per una merenda. Chissà se il vaccino, mettendo fine alla pandemia, cancellerà anche tutte queste nuove usanze. I commercianti lo sperano. Purtroppo, il titolare del bar Queen ci dice, sconsolato, che molti clienti sostengono di “non fidarsi dei vaccini”. Mai come oggi c’è bisogno di normalità per uscire dall’emergenza. Dopo una giornata di interviste, abbiamo comprato le bombolette di carnevale per farci la guerra fino all’ultima spruzzata: è il segno che le buone vecchie abitudini dell’amicizia non sono cambiate.

Classe 1F

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