Covid, allarme anche per l’ambiente

Se prima la natura era già inquinata, da quando dobbiamo utilizzare le mascherine lo è ancora di più perché questi presidi chirurgici non sono biodegradabili e si accumulano se non vengono smaltiti correttamente. La nostra classe ha riflettuto su questo problema e, per un certo periodo, ha deciso di fotografare tutte le mascherine trovate per terra. Ne abbiamo fotografate in molte zone di Arezzo, anche fuori dal cancello della nostra scuola, ed abbiamo tristemente notato che questo brutto fenomeno sta aumentando di giorno in giorno. È bene anche considerare che le mascherine usate potrebbero essere contaminate e che, se lasciate in giro, oltre che aumentare inquinamento e degrado, potrebbero davvero essere una pericolosa fonte di contagio se, per esempio, vengono inavvertitamente calpestate con scarpe che poi non vengono tolte appena entriamo in casa. Sappiamo che le mascherine chirurgiche sono composte da tre strati che devono impedire al virus di passare nelle nostre vie respiratorie, devono essere indossate correttamente coprendo naso e bocca e che, infine, vanno cambiate spesso ossia ogni circa 5/6 ore di utilizzo. In un giorno di scuola quindi, solo noi e il personale della nostra scuola ne usiamo e dobbiamo smaltire dalle 500 alle 600 e, se moltiplichiamo questo dato per tutte le persone che attualmente ne fanno uso in tutto il mondo, viene fuori una cifra spaventosa! Il corretto smaltimento è l’unico modo per non inquinare il nostro pianeta: buttiamole tra i rifiuti indifferenziati avendo cura però di togliere o tagliare gli elastici perché, nell’eventualità purtroppo probabile che una di esse vada a finire in un corso d’acqua o in mare, gli animali potrebbero finire impigliati e soffocare o, comunque, avere i movimenti fortemente ridotti. Il mare, dicevamo. La nostra città è abbastanza lontana dal mare ma non per questo l’argomento non ci deve stare a cuore: abbiamo letto che si sono già verificati episodi di esseri acquatici, pesci soprattutto ma anche tartarughe marine e uccelli, trovati intrappolati dagli elastici attorcigliati tra le zampe o le pinne o che sono morti dopo aver mangiato inavvertitamente questi oggetti che, in acqua, galleggiano e possono essere scambiati per cibo. La parte in plastica, poi, rilascia in acqua microparticelle, piccolissimi pezzetti che possono essere ingeriti dai pesci e da noi stessi che ci cibiamo a nostra volta di quei pesci. Noi ragazzi e ragazze teniamo molto alla natura e all’ambiente, amiamo gli animali e ci piace vedere un mondo pulito e piacevole da vivere e, in questo momento, sappiamo anche quanto è importante salvaguardare la nostra salute. Ciò non vuol dire però “ammalare” la natura! Pensiamoci e usiamo sempre i cestini.

Classe 1C

PER APRIRE LA PAGINA CLICCA QUI