Lucca per Dante, offesa e rivalutata

In Inferno XXI Dante e Virgilio continuano il viaggio parlando di ciò: ”Che la mia Commedia cantar non cura”. Giungono sul ponticello, sopra la quinta bolgia dove vengono condannati i barattieri che hanno usato le loro cariche pubbliche per ricevere privilegi. I barattieri (baratteria= corruzione) si erano moltiplicati “come una coppia di criceti in calore” (da “Se i social network fossero sempre esistiti”, “La Divina Commedia riveduta e scorretta”, Longanesi, 2020) tanto che servirebbe un intero girone per contenerli tutti. Le pareti e il fondo del fossato sono rivestiti da pece che ribolle. Virgilio richiama il Sommo che osserva lo strano fenomeno. Un diavolo nero ad ali spiegate sta sopraggiungendo velocemente, porta un’anima dannata e giunto sul ponte dice: ”O’ Malebranche, ecco uno degli anziani di Santa Zita! Buttatelo nella pece mentre io torno in quella città, che è molto ben fornita di barattieri… lì per denaro ogni no diventa sì”, (“La Divina Commedia riveduta…”, cit.) Il dannato che deve subire il contrappasso, la corrispondenza tra il peccato commesso in vita e la pena, arrivato nella bolgia, immerso nella pece, risale a galla imbrattato. “Qui non ha loco il Santo Volto! Qui si nuota altrimenti che nel Serchio!” Come poco prima Santa Zita che non era stata ancora fatta santa quando Dante scrive la Commedia ed era morta solo nel 1278, ora il Volto Santo e il fiume Serchio sono evocati come simboli di Lucca. Un altro riferimento alla nostra città è l’incontro di Dante con il poeta lucchese Bonagiunta Orbicciani (Purg. XXIV), che gli parlerà di una ragazzina “compaesana”. Bonagiunta preavviserà Dante che Gentucca “ti farà piacere Lucca”. Si può pensare non a un amore, ma a una preferenza particolarmente ospitale, che abbia fatto ricredere Dante rispetto all’immagine negativa già suggerita di Lucca e dei lucchesi nei passi dell’”Inferno”. Grazie a questa citazione si può capire che Dante abbia frequentato Lucca (ma c’è un dubbio che Giovanni Alighieri, firmatario che a Lucca fece un atto mercantile, sia figlio di Dante o di un altro Alighieri). Poi nella citazione nel De Vulgari Eloquentia c’è una frase lucchese fra gli esempi di volgare toscano: “Fo voto a Dio ke in grassarra eie lo comuno de Lucca (giuro a Dio che il comune di Lucca è in grande ricchezza)“. Parlando di lessico, Inf. XXI, canto più ricco di accenni a Lucca, è famoso per il verso conclusivo “Ed elli avea del cul fatto trombetta”. Machiavelli, ammiratore di Dante e della Commedia, lo accusa di avere infangato la reputazione di Firenze per l’uso di linguaggio:” goffo,osceno e porco”.

Illustratori: Giancarlo Galliani, Gianmaria Lenzi, Vittoria Pestelli

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