“La mia battaglia contro il Covid”

Da Massa a Salamanca passando dagli Stati Uniti dove ha scoperto un farmaco antitumorale, l’Aplidin, oggi usato per combattere il Covid. Anna Matilde Lithgow, ex studentessa della scuola Malaspina, ci parla del suo lavoro. Cosa l’ha spinta a fare la ricercatrice? «La curiosità. Non ricordo un momento nella mia infanzia o adolescenza in cui non volessi sapere come funzionavano le cose. Ricordo un Natale in cui mi regalarono un bambolotto alto quasi come me le cui braccia e gambe si muovevano alternativamente. Siccome non sapevo il perché, presi un coltello per aprirgli la pancia e scoprire il meccanismo che si nascondeva dentro». Perché ha deciso di andare all’estero? «Si è trattata di una decisione familiare piuttosto che personale». A cosa ha dovuto rinunciare per fare la scienziata? «Non ho mai considerato la vita e le scelte nella vita come una rinuncia: ogni scelta presuppone una rinuncia, ma si sceglie una cosa anziché un’altra perché si ritiene che sia meglio per sé e per il proprio futuro». La scuola è stata utile per la sua attività? «I miei anni in Italia sono stati fondamentali. Le medie rappresentano il passaggio dall’infanzia all’adolescenza: è un momento difficile perché ci sono molti cambiamenti, ma è anche il momento in cui si diventa consapevoli del mondo intorno. È importante capire che siamo parte di un tutto, che non possiamo guardare solo ai nostri interessi senza pensare agli altri. Occorre avere rispetto per sé come persona e per gli altri». Cosa ricorda della Malaspina? «Ricordo bene le prof Gatti e Pezzica che mi hanno fatto innamorare della scienza e delle lettere e capire l’importanza dello studio per il presente ma anche per il o futuro». Come ci si è resi conto che la sua cura per il tumore poteva essere usata anche per il Covid? «È stato fondamentale il fatto che esistano database con le informazioni sui farmaci brevettati: si sapeva che era antivirale, ma non si erano fatte ulteriori ricerche in questa direzione perché per laPharmaMar (titolare del brevetto) era più importante continuare lo studio delle virtù antitumorali». Che emozione ha provato quando si è resa conto dell’importanza della sua scoperta? «Molta. Ma forse ho visto ancora più soddisfazione da parte di molte persone che conoscono me e il mio lavoro: sono state felici perché hanno visto riconosciuto e apprezzato un lavoro che ho fatto 32 anni fa». Crede che la scienza riuscirà a sconfiggere il coronavirus o sparirà naturalmente? «Non sono virologa ma, anche se ci vorrà del tempo, impareremo a conviverci come abbiamo fatto con i virus di influenza, raffreddore e altri. La vaccinazione è importante, ma bisogna rispettare le regole su mascherina, gel per le mani e le altre».

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