Ragazzi ed ex ragazzi a confronto

Quello che stiamo vivendo è un periodo difficile per tutti, per noi ragazzi che abbiamo rinunciato a molte attività importanti, ma anche per le persone più anziane, più vulnerabili e fragili. Il 5 febbraio abbiamo organizzato a scuola un incontro online con gli ospiti della Residenza Sanitaria Assistita ‘Nilde Iotti’ di Monteroni d’Arbia, con l’aiuto delle animatrici della struttura. A differenza di una casa di riposo, una residenza sanitaria assistita accoglie persone non autosufficienti, seguite costantemente da medici, infermieri, operatori sanitari e fisioterapisti. Gli ospiti ci hanno detto che la residenza è accogliente e non viene fatto mai mancare loro niente; per molti è diventata la propria casa e le persone che ci vivono e ci lavorano una famiglia. Abbiamo raccontato le nostre impressioni, sicuramente diverse dalle loro, cercando di farli sentire a proprio agio. Per noi adolescenti questo Covid è stato un colpo basso: all’inizio pensavamo che ci offrisse un momento di libertà e di stacco, però mentre i numeri dei casi aumentavano e la voglia di uscire cresceva, abbiamo iniziato a capire quanto fosse bella la vita normale. Anche i nostri interlocutori non avevano inizialmente compreso la gravità della situazione: quando hanno saputo di questo sconosciuto Covid-19, pensavano che fosse una semplice influenza. Stando dentro la struttura non avevano la cognizione di quello che succedeva fuori e delle restrizioni imposte dal Governo. Si sono accorti però che non potevano più interagire come prima, abbracciarsi e svolgere giochi come la tombola o attività motorie. Le animatrici aiutano a mantenere i contatti con i familiari tramite le videochiamate oppure dal vivo attraverso una vetrata. Gli ospiti sono più preoccupati per i parenti che per se stessi, perché nella RSA vengono controllati spesso con i tamponi; adesso i controlli sono meno frequenti perché sono già state somministrate le due dosi del vaccino e per questo si sentono al sicuro, nonostante la paura sia tanta. La signora E. ci ha raccontato di essere arrivata in piena pandemia ed è dovuta stare dieci giorni in quarantena; quando poi ha fatto il tampone, ha potuto conoscere tutti gli altri. Nessuno degli ospiti della RSA ha mai vissuto un’emergenza come questa. La signora A. ricorda che sua nonna le aveva parlato dell’influenza spagnola, per la quale erano morte tante persone nel primo dopoguerra. A conclusione della nostra chiacchierata c’è stato uno scambio di esperienze: noi abbiamo mostrato un video sulle nostre giornate durante la quarantena e loro un filmato di auguri. Quest’esperienza ci ha fatto capire che ci sono persone più in pericolo di noi, ma ci ha reso felici perché, anche se distanti, siamo riusciti a coinvolgerle: è stato come aprire una finestra su un mondo diverso dal nostro.

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