ll suono delle campane in pandemia

Nonostante le difficoltà di questo anno così particolare per l’emergenza Covid-19, noi alunni della classe prima abbiamo avuto la fortuna di usufruire della didattica in presenza. Questo ci ha consentito diverse uscite pomeridiane sul territorio. Abbiamo pianificato gli itinerari scegliendo di conoscere luoghi e personaggi della nostra Garfagnana, con l’intento di tuffarci nel passato per scoprire le nostre radici storiche e le tradizioni. La nostra classe multietnica e multi… religiosa, ha deciso di iniziare il percorso andando alla scoperta di un frate francescano della prima metà del Quattrocento, Ercolano da Piegaro che, giunto dall’Umbria in Lucchesia come predicatore, scelse di vivere a Pieve Fosciana nella preghiera e nella carità verso tutti, tanto da essere poi riconosciuto Beato dalla Chiesa. Abbiamo visitato la chiesa parrocchiale di Pieve, dove si trovano le reliquie, il convento in località “Ai frati” e cercato notizie leggendo un saggio di Lorenzo Angelini. Il nostro interesse è nato ripensando al periodo di lockdown della scorsa primavera quando, ogni giorno, il suono della campana detta del Beato, la più piccola delle tre presenti nella torre campanaria della chiesa di Pieve Fosciana, invitava i paesani a recitare una preghiera, affinché Ercolano intercedesse per allontanare la pandemia dalla comunità. Fare un salto nel passato ci ha aiutati ad affrontare e convivere il difficile momento sanitario ancora in corso e ci ha fatto riflettere su come i nostri avi abbiano convissuto e siano usciti vincitori contro carestie e pandemie. Le Laudi del Beato vengono recitate fin dal 1600: sono 18 quartine di affido alla protezione. Questa invocazione avviene nei momenti più tristi e tragici della comunità di Pieve Fosciana. Secondo la tradizione, padre Ercolano aveva chiesto un terreno per la costruzione di un convento. Gli abitanti di Castelnuovo non accolsero la richiesta, invece quelli di Pieve Fosciana donarono un appezzamento di proprietà collettiva, denominato “La foresta“, come abbiamo trovato conferma in un manoscritto del Settecento di un anonimo frate francescano. Ercolano promise ai pievarini che alla loro generosità non sarebbe mancata una ricompensa divina. La sua preghiera avrebbe protetto la popolazione da guerre, fame e peste. Su quel terreno, oggi denominato “Ai frati” venne edificato il convento, iniziato nel 1435 dallo stesso Ercolano. I pievarini ebbero la prova tangibile della ricompensa negli anni intorno al 1630, quando il flagello della peste colpì pesantemente. Il territorio lucchese contò almeno quindicimila morti e molti paesi della Garfagnana vennero decimati, mentre Pieve Fosciana rimase indenne. Anche nel 2020, nessuna vittima per il coronavirus.

Classe 1D

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