Il Signor G. racconta ancora…

Quale auto ha? Gira per caso con una Torpedo blu? «Possiedo una Volvo e a malincuore devo dirvi che non ho mai avuto una Torpedo Blu». Che rapporto aveva con suo padre? Il Gaber che conosciamo come personaggio pubblico era identico al personaggio privato? «Con mio padre avevo un rapporto bellissimo, abbiamo sempre riso molto insieme e parlato di tutto, per notti intere. Nonostante fosse tanto a suo agio sul palco, fuori dalle scene amava la casa e la compagnia della sua famiglia e degli amici più stretti. Non ha mai amato la vita mondana ». Che lavoro fa Dalia Gaber? «Lavoro nell’ambito della comunicazione e dello spettacolo da oltre trent’anni. Adesso ho una mia società, che mi ha permesso di lavorare con alcuni tra i più importanti artisti musicali e televisivi italiani. Cos’è il “Festival Gaber”? Perché si svolge in Versilia e non a Milano? «Ha lo scopo di divulgare il lavoro di Giorgio Gaber e di farlo conoscere a più persone possibili. Si svolge in quella Versilia che mio papà tanto amava e dove ha scritto, insieme a Sandro Luporini, alcuni dei suoi più importanti spettacoli teatrali. Nel corso degli anni però abbiamo organizzato anche un’importante manifestazione a Milano, intitolata “Milano per Gaber”». Che rapporto ha con la Versilia, invece, Dalia Gaber? «La mia professione si svolge principalmente a Milano, dove vivo per gran parte dell’anno, ma la casa della mia famiglia si trova a Montemagno nel comune di Camaiore e lì torno appena mi è possibile. Ho sempre amato la Versilia e, pur essendo nata a Milano, ho passato i momenti più belli della mia vita, come il mio matrimonio e la nascita dei miei figli, proprio in questa splendida zona della Toscana ». Ha mai pensato di fare la stessa professione di suo padre? «Mi è capitato di cantare in modo amatoriale, ma non ho mai avuto la passione per il palcoscenico. Sono sempre stata attratta dal “dietro le quinte” e alla fine sono riuscita a trasformare questa passione nel mio lavoro ». Dove trovava Gaber l’ispirazione per le sue canzoni? «Mio papà trovava l’ispirazione osservando il mondo e le persone. Studiare e provare a comprendere gli individui gli ha permesso di scrivere canzoni e monologhi, che ancora oggi, a distanza di molti anni, risultano estremamente attuali». Ha mai provato un’”illogica allegria”? «Sì, molto spesso, in primis grazie ai miei figli Lorenzo e Luca e tante volte anche grazie al lavoro che faccio. Ho avuto la fortuna di fare un lavoro che mi piace e mi diverte». «Ci sono canzoni che suo padre non ha terminato e che, magari, potrebbero essere completate da qualche grande cantautore?» «L’unica canzone che era stata scritta ma non completata era “Le donne di ora”, che è poi stata pubblicata nel 2018 a cura di Ivano Fossati, a cui non smetterò mai di dire grazie per il bellissimo lavoro fatto». Qual era il sogno di suo padre? «Essere ricordato come una brava persona e mi auguro ci sia riuscito ».

Classe 1D

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