Donna e infermiera al tempo del Covid-19

Martina è entrata nelle nostre classi molto emozionata per essere tornata nella sua vecchia scuola; noi l’abbiamo accolta con entusiasmo e la voglia di porle le domande che avevamo preparato dopo aver letto alcuni passi del suo libro “Non siamo pronti – lettere digitali dal fronte Covid-19”. Il testo è stato scritto in collaborazione con Anna Vagli, criminologa e sua grande amica durante il primo periodo di emergenza quando, non potendosi incontrare, hanno iniziato a messaggiarsi attraverso i social, rivelandosi le loro riflessioni e preoccupazioni: Martina come infermiera del reparto Covid del Noa e Anna come cittadina. La prima domanda che le abbiamo posto è stata perché avesse scelto di intraprendere la carriera di infermiera. Lei ci ha rivelato che in un primo momento era propensa a dedicarsi a studi umanistici perché amava scrivere. Poi però un’esperienza di volontariato all’Opa le ha fatto cambiare idea e si è iscritta alla facoltà di Scienze Infermieristiche. Mai e poi mai avrebbe pensato di trovarsi a vivere un’esperienza così forte come quella di una pandemia che l’ha costretta ad operare “senza armi né armature” quando la paura di infettarsi e di infettare, la rabbia di non essere preparati e di non possedere i dispositivi individuali adeguati l’accompagnavano quotidianamente. Martina è tornata nella sua vecchia scuola non più come studentessa ma come insegnante di vita, facendoci conoscere una realtà lontana da noi ragazzi, quella delle corsie di ospedale. Molte volte abbiamo visto in televisione i reparti di terapia intensiva ma sentirli descrivere dalla sua viva voce di è tutta un’altra cosa: lei ha condiviso con noi le sue ansie e le sue difficoltà quotidiane di fronte a un’emergenza inaspettata e imprevedibile. Durante i massacranti turni in corsia ha provato la fame, la sete, la difficoltà nei movimenti anche più semplici, il disagio di avere il volto pressato dalle mascherine e dalle visiere. Niente è stato più normale e scontato e ci ha confessato che proprio in quei momenti ha riscoperto quanto siano preziose le piccole cose quotidiane, come una passeggiata con le amiche o la visione di un film al cinema. Nonostante tutto Martina ha continuato a coltivare la sua passione per la scrittura, anche un modo liberatorio di esprimere se stessa in quei momenti difficili. Il suo libro ha ricevuto un importate riconoscimento letterario: il prestigioso Premio Laurentum, con la motivazione di “premiare attraverso di lei lo spirito di sacrificio, l’abnegazione, la concezione della medicina come missione al servizio dei malati…” Aver conosciuto una giovane donna coraggiosa come lei per noi è stato un momento importante e formativo ed un esempio di vita che non dimenticheremo!

Classi 3A, 3B, 3C

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