Tutti diversi ma in fondo tutti uguali

Anche se abbiamo tutto gli stessi diritti, ciò non significa che siamo tutti uguali. Ogni individuo ha una propria personalità, un modo di agire e pensare che rispecchia il mondo e la realtà che vive quotidianamente. Anche tra noi giovani tanti gusti, tante idee, tanti perché. Capelli rossi, neri, castani, biondi. Ma allora cosa significa che “siamo tutti uguali”? Beh, anche se non lo siamo dal punto di vista fisico o caratteriale, davanti alla legge ogni essere umano è portatore di diritti che ogni stato democratico deve tutelare. Non importa se ci sono differenze di razza, sesso, età, pensiero politico, religione, aspetto fisico o condizione sociale. Quello dell’uguaglianza è un diritto e un dovere di tutti i cittadini italiani, tutelato dall’articolo 3 della Costituzione. Quest’articolo è particolarmente attuale tra noi giovani, perché soprattutto alla nostra età classificare è un’indole, nel bene e nel male, e saper dire cosa è giusto o sbagliato è difficile. Noi per primi dobbiamo accettare di non discriminare in base a insulse sottigliezze. Nel nostro Paese non si registrano particolari episodi o violazioni di questi diritti ma se aguzziamo la vista oltre i nostri confini territoriali ci possiamo rendere conto che molte cose che noi diamo per scontato sono invece un miraggio. Prendiamo l’esempio Malala, ragazza pakistana che nel 2014 ha vinto il premio Nobel per la pace. Ha lottato, e continua a farlo, per il diritto all’istruzione per le donne del suo paese. Una delle sue frasi più celebri è: “Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre . Sono le nostre armi più potenti”. Da questa espressione si può capire la sua grinta nel volere a tutti i costi un’istruzione degna di una donna, una donna che vale e che può esprimere la propria opinione senza avere paura di essere giudicata dalla società. Malala è la portavoce di tutti coloro a cui è stato negato questo diritto all’istruzione che pur essendo un problema sottovalutato e molto presente. Infatti se guardiamo recenti statistiche nel mondo notiamo che ci sono più di 211 milioni di bambini sfruttati ingiustamente per guadagnarsi da vivere. Abbandonarli in queste condizioni è inaccettabile. Anche noi, nel nostro piccolo, possiamo contribuire a migliorare questo mondo. Partiamo dall’apprezzare tutto ciò che abbiamo senza dare nulla per scontato. Non escludiamo persone diverse da noi ma impariamo a conoscerle e proviamo a frequentarle. Ciò ci arricchirà, ci aiuterà a modificare il nostro modo di pensare, ci aprirà la mente rendendoci più liberi, liberi di immaginare un mondo migliore attraverso punti di vista differenti. Possiamo sperare in un futuro giusto imparando a non giudicare una persona dall’apparenza, perché, come diceva Giorgio Faletti, “un libro non si giudica dalla copertina”.

Classe 2H

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