Matteo Ricci, un eroe ‘antivirus’

Oggi la Cina è davvero vicina: rapporti economici e culturali sempre più stretti ci legano a quel vasto Paese. Ma c’è un personaggio che più di altri ha contribuito a gettare ponti tra Oriente e Occidente, benché in pochi lo conoscano: è Matteo Ricci, nato a Macerata nel 1552 da una nobile famiglia che coniugava umanesimo e fede religiosa, e morto a Pechino nel 1610. Dato che il padre lo aveva inviato a Roma a studiare giurisprudenza, qui i primi contatti con i gesuiti entrando a far parte della Compagnia di Gesù nel 1571. Fu valente matematico, cartografo e sinologo, ovvero un profondo esperto di cultura cinese. Volendo evangelizzare l’Oriente, partì per l’India e in seguito per la Cina, dove giunse nel 1582, sbarcando a Macao. Qui indossò gli abiti del bonzo buddista, allo scopo di superare la diffidenza cinese verso lo straniero; successivamente e per lo stesso motivo si abbigliò da studioso confuciano. All’epoca la Cina era un impero governato dall’imperatore Wanli della dinastia Ming: era una grande civiltà, ma estremamente chiusa agli apporti che provenivano dall’estero. Ricci perfezionò la sua conoscenza del cinese al punto da introdurvi la parola ‘Dio’, unendo due ideogrammi già esistenti: ‘signore’ e ‘cielo’. Introdusse in Cina la geometria euclidea, fino a quel momento sconosciuta, e realizzò il primo planisfero cinese che poneva la Cina significativamente al centro, svelando l’esistenza di un nuovo continente: l’America. Prima di giungere a corte fu fatto prigioniero, ma fu liberato per intervento di amici mandarini di cui si era guadagnato la stima. Nel 1601 Ricci giunse a Pechino al cospetto dell’imperatore, recandogli in dono un orologio meccanico da questi soprannominato ‘campana che suona da sola’ ed estremamente apprezzato. Alla sua morte, ebbe il privilegio d’essere il primo europeo a ricevere sepoltura nella Città Proibita, il quartiere riservato all’imperatore, segno del grande onore in cui era tenuto. Ma perché dare rilievo a questa figura? Perché sarebbe necessario riscoprirla, proprio in Italia dove è praticamente ignorata? Ricci è un modello di dialogo tra i popoli. Il suo esempio ci mostra come si possano superare i pregiudizi reciproci per stabilire una vera amicizia anche tra persone appartenenti a culture diverse. Per coltivare un’amicizia simile, è importante tanto conoscere la nostra identità quanto essere aperti all’identità dell’altro, per dare e ricevere conoscenze, saggezza ma soprattutto rispetto e fiducia. Alla fine, si scopre che oltre ogni differenza c’è la comune umanità, per cui la vita di tutti è preziosa. Proprio oggi, dunque, in tempi di allarme da coronavirus, è possibile trovare un potente antivirus in questo coltissimo missionario del XVII secolo.

Classe 2F

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