Le grandi violenze sui più piccoli

Lo sfruttamento e quindi la violenza minorile è un fenomeno che coinvolge i bambini di età compresa fra i 5 e i 16 anni in tutto il mondo. Le aree principalmente interessate dal lavoro minorile sono i Paesi in via di sviluppo, soprattutto Colombia, Pakistan e Brasile. Non sono però esclusi dal fenomeno Stati Uniti ed Europa. Lo sfruttamento avviene nel settore dell’agricoltura, dove i piccoli lavoratori vengono impiegati dalle famiglie nei campi o nelle grandi piantagioni. Ma ci sono anche bambini che lavorano nelle miniere, nelle cave, nei laboratori di fiammiferi, sigarette, giocattoli e fuochi d’artificio. A volte sono costretti a rimanere mesi chiusi nelle fabbriche, senza poter vedere i loro genitori. Il motivo principale di questo sfruttamento è la povertà, sociale e individuale. Dalla Letteratura possiamo ricavare alcune notizie riguardo la situazione dei minori nell’Ottocento: Verga, in «Rosso Malpelo », ad esempio, parla della triste vicenda di un ragazzo siciliano, vittima dei pregiudizi dei compaesani a causa del colore rosso dei suoi capelli. Il ragazzo, chiamato dalla gente in senso spregiativo «Rosso Malpelo » appunto, lavora insieme al padre in una cava, dove è maltrattato da tutti, ad eccezione del genitore, che è l’unico a volergli davvero bene. Un’altra forma di sfruttamento consiste nel reclutamento di bambini soldato. Ci sono delle organizzazioni umanitarie a livello mondiale, come l’Unesco o l’Unicef, che cercano di migliorare le condizioni di vita di questi poveri bambini cercando di istituire ospedali e scuole per permettere loro di avere un futuro. Questo fenomeno è presente in particolar modo nei Paesi dove le guerre (civili o militari) e i conflitti fra etnie sono purtroppo una costante della storia di quei territori tanto da diventare una triste realtà quotidiana. Eppu re la Convenzione dei diritti del fanciullo dichiara che «…..gli Stati devono adottare tutti i provvedimenti appropriati affinché il fanciullo sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate o convinzioni dei suoi genitori, dei suoi rappresentanti legali o dei suoi familiari ». Il progresso però, purtroppo, è molto lento. Tanto lento che troppo spesso non c’è il tempo di cambiare il futuro di migliaia e migliaia di bambini. Che continuano a non sapere la differenza che c’è fra libertà e schiavitù.

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