Cibo, quali abitudini nel lockdown?

La nostra classe, prima dell’isolamento, aveva progettato il tema del cibo spazzatura e cibo salutare. Poi abbiamo dovuto interrompere il lavoro a causa del Coronavirus. Adesso torniamo a parlare dell’alimentazione portando avanti l’attività non conclusa. Quali sono, intanto, i cibi spazzatura? Si tratta di un cibo considerato non sano, perché ricco di grassi, zuccheri e coloranti. Il termine «cibo spazzatura » è stato utilizzato per la prima volta nel 1951 da Michael Johann Jacobson (nella forma inglese junk food) e da allora è stato ampiamente usato. Alcuni esempi sono i wurstel, le patatine fritte, gli hamburger industriali. Sono considerate cibi spazzatura anche le bevande ricche di coloranti, zuccheri e caffeina come i the industriali ad alto contenuto di zuccheri, la Coca Cola, la Sprite, la Fanta, la Pepsi. Sfruttando la piattaforma digitale della scuola abbiamo somministrato ai nostri compagni un questionario sul regime alimentare. Il questionario, anonimo, è stato completato da una quarantina di alunni. Dalle risposte sono emersi dati non in linea con quanto denunciato da molti esperti. Infatti quando abbiamo chiesto agli studenti quanto consumassero il cibo spazzatura prima dell’isolamento, la maggioranza degli intervistati, il 44%, ha risposto di mangiarlo meno di una volta a settimana, il 20% una volta a settimana e il 15% due o tre volte a settimana. Solo il 13% mangiava cibo spazzatura tutti i giorni e l’8% non lo mangiava mai. Questa abitudine alimentare non è stata però del tutto abbandonata. Durante il lockdown il 67% ha continuato a consumare il cibo spazzatura (ad esempio biscotti e dolciumi, patatine e bibite zuccherate), invece il 33% ha smesso o non ha continuato. Quindi anche se i fast food e i locali che vendono il cibo spazzatura sono stati chiusi per molto tempo, i ragazzi hanno mangiato cibi confezionati, acquistandoli ai supermercati. Oltre il consumo di cibi spazzatura, abbiamo domandato se fossero cambiate anche le abitudini alimentari. La stragrande maggioranza dei ragazzi ha dichiarato di tenere le solite abitudini e soltanto il 19% ha ridotto il consumo di cibo, mentre il 14% lo ha addirittura aumentato. Da queste analisi possiamo dedurre che un numero consistente di studenti intervistati ha deciso di continuare a seguire un regime alimentare non corretto, assumendo cibo spazzatura nelle stesse quantità precedenti e senza aver avuto un occhio di riguardo per la situazione sedentaria in cui ci siamo trovati. Riguardo l’alimentazione, invece, abbiamo osservato che le abitudini non sono cambiate e il fatto di non aver preso troppi chili in eccesso dimostra che nelle famiglie si segue comunque una dieta mediterranea salutare.

Classe 2D

Tutor: Dario Fossati, Valter Panichi

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