Videogiochi, solo tempo sprecato?

«Stasera vedrai come posho con l’ultima versione di Brawl Stars!». «Oggi passerò il pomeriggio a shoppare su Fortnite!». Espressioni come shoppare, poshare e nomi come Brawl Stars e Fortnite fanno ormai parte del vocabolario dei ragazzi di diverse età, per i quali una delle passioni principali è rappresentata in maniera indiscutibile dai videogiochi. Non si tratta certo di una passione affermatasi di recente; quale ragazzino cresciuto negli anni Ottanta non conosce Pacman o Super Mario Bros? Ma cosa è cambiato da allora? Sicuramente la tecnologia ha contribuito a rendere i giochi più sofisticati, ma ha influito soprattutto sull’accessibilità al gioco stesso. Se una volta serviva una postazione fissa con console e schermi per divertirsi, oggi è sufficiente un semplice telefono cellulare per poter giocare una partita a Fifa. Sta di fatto che, durante un’uscita all’aria aperta con gli amici, posso ad un certo punto isolarmi e dedicarmi al mio gioco preferito. Ma allo stesso tempo posso anche organizzare una partita aperta a tutti, condividendo in questo modo una passione comune. Difficile quindi stabilire dove finisca il vantaggio e inizi invece lo svantaggio; probabilmente, come in tutte le cose, il giusto mezzo sta nello sfruttare al meglio le nuove potenzialità senza esagerare. Interrogativi cruciali spesso espressi dagli adulti sono: «I ragazzi dedicano troppo tempo ai videogiochi?». «Il tempo dedicato a questa passione non potrebbe essere convogliato in altre attività sicuramente più costruttive, come per esempio leggere un libro?». In un ipotetico scontro ‘Libro Vs Videogioco’ al primo concorrente si riconosce il potere di farci viaggiare con la fantasia, immaginando personaggi e ambientazioni e di coinvolgere il lettore in storie avvincenti. Tuttavia questo potere è limitato a quell’unica storia narrata, mentre un singolo videogioco permette al giocatore di spaziare su più fronti, modificando a piacimento la storia in corso d’opera. Senza parlare di come grafica e multimedialità possano rendere il tutto ancora più accattivante. A questo punto si potrebbe quasi pensare che i videogiochi possano rivestire anche un ruolo educativo. I ragazzi, che ben si destreggiano in difesa di una loro passione spesso incompresa, sottolineano infatti che non esistono solo giochi progettati per puro divertimento, ma anche giochi chiaramente educativi in cui la parte ludica è associata a forme di apprendimento.

Classe 1F

Tutor: Rita Biz, Roberta Sanna

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