Scuola 2.0, la tecnologia non basta

«La scuola non è più quella di un tempo». Quante volte lo sentiamo dire. Sembra che la scuola italiana sia molto cambiata rispetto al passato. Ma è davvero così? Certo, ci sono differenze sostanziali dal punto di vista tecnologico: Lim e vari ‘devices’ puntano a sostituire lavagne di ardesia e libri. Anche dal punto di vista didattico ci sono molte più possibilità per i ragazzi che hanno difficoltà nell’apprendimento e, di certo, ci sono insegnanti più attenti ad aiutare gli alunni. Da un piccolo sondaggio tra gli adulti che lavorano nel nostro istituto (dal preside ai custodi), si evidenzia che il 92% pensa che la scuola sia cambiata, solo l’8% sostiene il contrario. Inoltre, tra chi ci ha risposto positivamente, è emerso quanto segue: per il 15%, sono cambiati i ragazzi e il loro atteggiamento; il 31% afferma che sono cambiati i professori e il rapporto con gli studenti; altrettanti sostengono che è cambiata l’offerta formativa della scuola. Se osserviamo bene, tuttavia continuiamo a vedere aule piene, banchi variamente disposti ma sempre schierati, una cattedra, un docente dall’altra parte e contenuti, un tempo scritti col gesso, oggi digitali che vengono ugualmente trasmessi e di cui ci si aspetta la restituzione nel più tradizionale dei modi: l’interrogazione. Una recente inchiesta, svolta dalla trasmissione ‘Presa diretta’, ha messo in luce il mancato adattamento della scuola italiana alle nuove scoperte delle neuroscienze sulla «plasticità del cervello» e sull’apprendimento che considera lo studente come parte attiva. Abbiamo condotto una mini indagine nella nostra scuola su un campione di 60 alunni, a cui è stato chiesto se volessero una scuola più tecnologica. Risulta che il 73% vorrebbe una scuola con tecnologia avanzata, mentre il rimanente 27% preferisce la scuola più tradizionale. La situazione di emergenza ci ha fatto riflettere su diverse cose: sulla necessità della tecnologia per proseguire l’attività didattica, svolta tramite lezioni online, e sulla necessità che i docenti ricevano una formazione digitale. Abbiamo capito anche quanto ancora siamo distanti dai modelli delle scuole del nord Europa, dato che molti studenti non hanno i mezzi né le competenze di base per accedere a queste risorse. L’errore è pensare che una scuola tecnologica significhi studiare meno, e che competenza sia solo quella del saper usare i social e le app dei giochi. Quando chiediamo una scuola tecnologica, dovremmo essere consapevoli che la tecnologia è solo un insieme di strumenti materiali, inutile se non ci sono i contenuti, le idee, la creatività che invece dovremmo coltivare e approfondire partendo dalle attività forse considerate arretrate come leggere, scrivere, disegnare.

Classe 3A

Tutor: Geraldina Prestia, Benedetta Niccolai

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