Pandemia Covid, le paure collaterali

Non è stato facile affrontare questi mesi di isolamento piombati addosso all’improvviso: confinamento in casa, niente amici, niente sport, dopo un po’ manca anche la scuola e poi il bombardamento continuo della TV, le persone che muoiono… impossibile non aver provato, almeno una volta, ansia e paura, nessuno escluso. Quindi, per sapere quali fossero le paure in questo periodo, abbiamo deciso di intervistare due nostri genitori: Manola Alfredetti, psicoterapeuta, docente della scuola di specializzazione di Padova e Gino Testi , medico di base di Arezzo. Dottoressa Alfredetti, cosa ha potuto osservare nel suo lavoro da psicoterapeuta in questo periodo? «La quarantena ha messo a dura prova le risorse emotive, cognitive e affettive di molti. Abbiamo assistito all’aumento di alcuni aspetti di disagio psicofisico. Molti casi di insonnia, un incremento delle paure e fobie legate alla percezione di pericolosità e minaccia. Un’esperienza di vulnerabilità personale, panico, ansia e paura di non farcela ad affrontare una vita, divenuta più spaventosa. Questa sensazione pervasiva di insicurezza ha aumentato la percezione dei rischi, il bisogno di isolarsi ed evitare contatti esterni; uno stato di allerta con pensieri preoccupati e ossessivi connessi a rituali di controllo, nel tentativo di provare a contenere una paura inarrestabile e imprevedibile. Ansia e sofferenza invece per altri sono associate alla mancanza di libertà, data dalle misure di prevenzione. Malesseri e irritabilità legati a vissuti di costrizione e ad un bisogno claustrofobico di tornare a recuperare i diversi ruoli e aspetti della propria vita, a volte compensati da gratificazioni quali il cibo, alcool o condotte sregolate. Se da un lato c’è stata la privazione di molte relazioni dall’altra c’è stato una assiduità maggiore nei rapporti più stretti, aspetto di grande complessità e di conflittualità. Con la nuova fase sono forti le angosce legate alle conseguenze della crisi, paura di impoverimento, di una vita più precaria». Tutti sono stati male? «Non tutti. Alcuni, raccontano addirittura strane forme di benessere: paradossalmente, una difficoltà oggettiva ha reso alcune persone psicologicamente sofferenti meno diversi dagli altri, meno inadeguati». Testi, invece i pazienti cosa chiedono al medico? «Le persone hanno aumentato le proprie paure, hanno timore di esser contagiati, di esser stati a contatto con persone che hanno riscontrato il virus. Per sentirsi al sicuro in tanti tendono a contattare i medici molto di frequente, chiedendo farmaci. Le persone hanno paura di non poter più vedere i propri cari e cercano di alleviare le proprie paure assumendo grandi quantità di farmaci, non opportuni», Grazie a tutti e due e buon lavoro!

Classe 3A

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