“La nostra scuola non si è arresa”

Ci vuole molto allenamento per accettare l’idea che la scuola possa entrare in una casa, e che la cameretta possa trasformarsi in una classe. All’inizio il disorientamento è totale, poi piano piano prende corpo il concetto di organizzazione scolastica tra le mura domestiche. Compiti, schede, mappe ed esercizi come sempre nei compiti di casa… Lentamente si costruisce una “scuola virtuale “che, però, dà compiti ben precisi come avviene in quella reale è così la scuola virtuale appare reale. «Va tutto bene – raccontano gli studenti della scuola Jenco – il programma procede, le cose nuove si legano a quelle vecchie, il cervello lavora e l’anno scolastico procede in barba al coronavirus, che ci ha procurato tante difficoltà. Indubbiamente gli intoppi sono stati molti; durante la videolezione il cane abbaia, il postino suona, la mamma lavora, il compagno non sente, l’altro entra in ritardo, il professore parla come un robot, il file non si carica, la connessione salta, prof non mi va il microfono, a me la fotocamera. Tutto questo ci ha portato ad apprezzare di più la scuola e speriamo a settembre di ricominciare in maniera “normale“. Purtroppo però – proseguono gli alunni – la terza media non ce la ridarà più nessuno e anche questo esame che tanto temevamo ci mancherà. La didattica a distanza ha aiutato molto noi ragazzi, ci ha fatto sentire uniti nonostante avessimo perso la nostra quotidianità, il nostro stare tutti i giorni insieme, la nostra vita insomma. All’inizio ci sembrava quasi bello non andare a scuola, non doverci svegliare la mattina presto, non affrontare i professori… Poi è iniziato a mancarci tutto ». «Abbiamo cominciato a sperimentare nuovi metodi di insegnamento e apprendimento. Inizialmente – proseguono – abbiamo scritto tanto, perché sembrava l’unico modo possibile di interagire; poi abbiamo iniziato a vederci su meet. All’inizio una totale confusione. E poi tutto è diventato più semplice. Abbiamo iniziato a frequentare le lezioni quasi con la stessa regolarità di prima, seguendo l’orario scolastico, ma non per tutti è stato cosi. Siamo orgogliosi della nostra classe e dei nostri professori, e li ringraziamo perché non ci hanno lasciato mai soli. Insieme a loro abbiamo imparato le nuove tecnologie, un mondo informatico che unisce in situazioni di difficoltà». Adesso gli studenti vorrebbero tanto ritornare a scuola. «Quella vera. Quella dove ci si vede in carne e ossa, dove si bisbiglia di nascosto, dove si fanno le cose più belle. La vera scuola non è solo spiegazioni e interrogazioni ma è il rapporto con i compagni, con i professori, le risate, gli sguardi, gli abbracci».

Classi 3A, 3D

Tutor: Marzi Papi

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