Il cibo dei tempi passati: l’intervista

Quali alimenti mangiavate più spesso? «Durante l’inverno, grazie alla produzione di farina di castagne, macinate a pietra, si era soliti mangiare pattona, lasagne “mesce”, polenta e frittelle. In tutte le stagioni non mancava mai un buon minestrone, con le verdure coltivate nei nostri orti, talvolta al posto di latte e pane a colazione. In un grosso paiolo di rame veniva cotta la polenta, fatta con la farina di granoturco, anch’essa di nostra produzione. Ogni famiglia aveva la stalla con mucche, pecore, maiali e galline che garantivano la produzione di latte, formaggi e uova. La “crescente”, cotta nei testi di ghisa, era il pane di tutti i giorni. In mancanza di lievito si faceva un impasto a base di farina, acqua e sale, più volte amalgamato e chiamato “lisetta”. Quanti pasti consumavate al giorno? E quante volte potevate permettervi carne e formaggi? «Si mangiava tre volte al giorno, e la carne era nel menù solo una volta a settimana, il sabato o la domenica; quasi tutti i giorni, invece, mangiavamo i formaggi». Il pesce era spesso sulle vostre tavole? E la pizza e il gelato? «Il pesce molto raramente; solo baccalà e stoccafisso la Vigilia di Natale. La pizza non sapevamo cosa fosse; noi avevamo i testaroli. Il gelato costava dalle 20 alle 30 lire ». Quale tipo di frutta e verdura si consumava con più frequenza? «Le mele erano le più comuni; si conservavano tutto l’inverno e con esse si potevano preparare dolci. Facevano anche da spuntino. Erano sempre presenti anche le patate, mentre fagioli, piselli e ceci si alternavano. Con i nostri ortaggi, bietole ed erbe selvatiche, preparavamo squisite torte d’erbi e nei nostri orti non mancavano mai cavoli, verza, insalate e pomodori ». Dalle parole dei nostri nonni capiamo che alcune pietanze sono rimaste nelle nostre abitudini: la differnza è negli ingredienti, spesso non più di produzione propria. Se prima i contadini raccoglievano il grano a fine agosto e lo portavano a macinare nel mulino vicino casa per avere la farina con cui fareil pane, oggi quasi tutte le persone compra il prodotto finale, pronto da mangiare. In passato le coltivazioni non prevedevano l’uso di diserbanti e fertilizzanti, e gli animali avevano un’alimentazione più sana; non c’era lo sfruttamento estremo del terreno. Era così che si otteneva un cibo genuino, dal sapore inconfondibile. Oggi abbiamo accesso ad un’alimentazione più varia, ma spesso di qualità inferiore e non rispettiamo più la stagionalità dei cibi, perché li importiamo da tutto il mondo. Una sana alternativa sono i “prodotti alimentari a Km zero”, quella categoria di alimenti per la quale si accorcia o si elimina la distanza tra agricoltore e consumatore: csì non solo aiutiamo lo sviluppo locale, ma riduciamo l’inquinamento e ci guadagniamo in salute.

Classi 1A, 2A, 3A

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