Cosa succede al nostro cervello?

Dal bambino in culla all’anziano in poltrona, ormai tutti sono collegati a Internet e hanno uno smartphone. Ma abbiamo mai pensato a ciò che succede al nostro cervello? Queste tecnologie stanno gradualmente modificando il nostro sistema nervoso. Gli scienziati hanno notato che negli ultimi anni la nostra attenzione è calata notevolmente: infatti, dopo circa otto secondi, dobbiamo trovare una nuova fonte di distrazione. Oppure, pensiamo a quando la notte accendiamo il telefono anche solo per vedere l’ora o controllare le notifiche: la luce blu emanata interferisce con il ciclo del sonno e non riusciamo a creare collegamenti tra le informazioni captate nell’intera giornata. Tutto ciò è molto dannoso proprio perché durante la notte creiamo nuove sinapsi e riusciamo a sintetizzare i dati per arrivare a farci delle nostre idee. Oltre ad arrecare danni al cervello, le tecnologie colpiscono ragazzi e adulti rendendoli dipendenti. Gli esperti dicono che la dipendenza dai videogiochi o dalla rete (IAD, Internet Addiction Disorder) ha in generale le stesse caratteristiche della dipendenza da droghe e alcool: entrambi rilasciano adrenalina e gli ormoni del piacere, dopamina ed endorfine. L’adrenalina rilasciata produce stimoli di ansia e poco alla volta iniziamo a sudare. Non è un caso che sempre più ragazzi, di questi tempi, soffrano d’ansia. Inoltre, più il cervello si abitua a provare piacere di fronte a uno stimolo, ad esempio ricevere una notifica o trovare un post interessante, più è tentato di ritornare su quello stimolo. Per dimostrarlo, lo scienziato Skinner fece un esperimento su un piccione. A ogni beccata su una leva il piccione riceveva una ricompensa in cibo. Dopo essersi abituato alla ricompensa, lo scienziato decise di distribuire la quantità di mangime in modo casuale. Il piccione allora continuava a beccare senza sosta per ottenere la ricompensa, sviluppando una dipendenza. Noi sul web ci comportiamo allo stesso modo. I creatori dei social, infatti, alternano link e immagini interessanti ad altre totalmente inutili in modo che noi continuiamo a scorrere per trovare la nostra ricompensa. La tecnologia influenza anche il nostro modo di leggere. Infatti, quando leggiamo su schermo, la lettura non è lineare. Leggiamo a F o a zig zag saltando le righe e con l’occhio andiamo a cercare link e immagini che catturano la nostra attenzione. È per questo che quando leggiamo su un libro le pagine sembrano “morte” e dopo poco iniziamo ad annoiarci non comprendendo invece i notevoli vantaggi che derivano dalla lettura. A causa di tutto ciò, molte persone oggi sono definite “analfabeti funzionali”. Se diamo uno sguardo all’emergenza COVID- 19 e alla DaD (didattica a distanza) che ci coinvolge direttamente, viene da chiedersi: ne usciremo più smart o più dipendenti?

Classe 2A

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