Trovata la cura contro il razzismo

Il razzismo è una “malattia” che colpisce molte persone, sempre di più forse. Il razzismo è una parola orribile, che non dovrebbe esistere, parola priva di qualsiasi significato e piena di odio. Il razzismo è contagioso e duro a morire. Qualche volta è silenzioso, si nasconde qua e là, quasi invisibile. Altre volte esce fuori in modo rumoroso con tutta la sua violenza. Il razzismo è una concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane superiori ad altre e la sua caratteristica principale è discriminare i “diversi”. Fin dall’antichità molti popoli o gruppi sociali tesero a chiudersi agli altri, escludendo o discriminando chi non era come loro: Greci e Romani, ad esempio, ritenevano culturalmente e socialmente inferiori tutti i popoli che abitavano fuori dalle loro terre, e li definivano “barbari” in quanto incapaci di parlare le loro lingue (bar-bar indicava il loro balbettio incomprensibile). Secondo un’analisi effettuata da Oscad (Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, creato nel 2010) tre episodi di violenza su quattro sono motivati dal razzismo. Nello scorso anno, in Italia, si sono registrati 969 reati legati al razzismo, identità di genere e disabilità. Sono aumentati i casi di incitamento alla violenza, ggressioni fisiche e gli atti di vandalismo riconducibili a razzismo e xenofobia (“paura dello straniero”). Oggi ci troviamo sempre più spesso di fronte ad episodi di razzismo in cui nostri connazionali se la prendono in maniera pesante e del tutto ingiustificata con alcune minoranze. Numerosi episodi riguardano insulti o violenze contro persone di etnia africana, colpevoli soltanto di avere un diverso colore di pelle. Negli ultimi mesi non sono mancati episodi di antisemitismo (avversione contro gli Ebrei), come scritte ingiuriose presso le abitazioni di alcune persone di origine ebraica. In più cresce la sinofobia, ovvero la “paura dei cinesi”: la diffusione del coronavirus ha dato inizio ad una crescente ondata di diffidenza e violenza nei confronti del popolo cinese. Non è un caso, dunque, che il direttore generale di Amnesty International Italia, Gianni Rufini, abbia dichiarato: “Viviamo in un paese sempre più incline ad ascoltare cinici propagatori di odio, dunque pronto a odiare.” Il problema di fondo è che spesso le persone non ragionano, ma si basano su stereotipi e preconcetti infondati. Non hanno le giuste conoscenze per avere una visione oggettiva degli altri. Non riescono ad essere empatici, cioè capaci di porsi nella situazione di un’altra persona. Hanno paura di colui che percepiscono come diverso. Ma non capiscono è che ognuno di noi è diverso da tutti gli altri e che questo non deve spaventarci, ma aprirci nuovi orizzonti. La diversità non è un limite, un difetto, una minaccia: è un’opportunità, una risorsa, una ricchezza.

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