Quanto ci manca lo sport all’aperto!

Troppo spesso le principali testate giornalistiche riportano notizie di episodi di violenza o razzismo avvenuti all’interno di eventi sportivi. Quello dell’intolleranza era un grande problema prima che il governo, a causa del coronavirus, imponesse lo stop a tutte le competizioni. E probabilmente continuerà a esserlo anche quando tutto ripartirà. Quindi è bene non abbassare la guardia. Un fenomeno da cui non esce indenne neanche la nostra regione, tanto che l’ultimo report dell’Aic – relativo all’anno 2018/2019 – colloca la Toscana al terzo posto per episodi di violenza sia sugli spalti che in campo. Così ci siamo chiesti: e noi giovani verniatti che rapporto abbiamo con lo sport? Come lo viviamo? Come dovrebbe essere? Queste domande che ci hanno spinto a compiere un’indagine a tappeto su tutti i ragazzi del nostro comune fra gli 11 e i 14 anni. Su un campione di 136 alunni intervistati prima che espolodesse la pandemia, risulta che 102 praticano sport e che è il calcio lo sport più gettonato con 34 alunni, seguito dalla pallavolo con 24, danza con 14 (l’unico sport tutto al femminile) , nuoto con 7. Così abbiamo voluto indagare più a fondo sul perché i nostri coetanei hanno deciso di fare sport, attività che tra l’altro impegna circa il 50% di loro per ben due volte la settimana. La maggioranza di loro ( 92 sul 136) lo fa per distrarsi o per fare gruppo, in poche parole per stare insieme agli altri. Proprio quello che in questo periodo così difficile di isolamento forzato ci è venuto a mancare. Dalle dichiarazioni degli intervistati emerge che lo sport è il momento in cui si rimane lontani dalle tecnologie che invadono sempre di più il nostro tempo, in cui si riscopre il piacere di uscire per stare all’aria aperta. E’ nello sport che l’amicizia diventa meno virtuale e più reale, anche quando capita di litigare. Questo è uno degli aspetti più pesanti della quarantena per chi vive lo sport come momento di socializzazione. Ma davvero lo sport è il momento sano del nostro socializzare? Purtroppo non sempre è così: anche sul nostro territorio lo sport, in particolare il calcio, sta diventando sempre più una cassaforte di cattivi gesti e di azioni violente: un terzo degli intervistati infatti ha dichiarato di aver assistito personalmente a vari atti di violenza, in cui troppo spesso sono protagonisti gli adulti. Molti ragazzi affermano di aver visto e sentito genitori insultare dagli spalti l’arbitro o i giocatori in campo. Le offese più comuni? Aggressioni verbali verso ragazzi in sovrappeso o meno dotati atleticamente, insulti razzisti. Lo sport per noi è altro: condivisione, amicizia, ciò che spesso ci fa sentire vivi, ci insegna a conoscere il nostro corpo, il nostro talento e i nostri limiti. Aiutateci a viverlo sempre così. Senza più offese, ma solo sana competizione.

Classi 3A, 3B

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