Inizia adesso, non domani…

I casi di ragazzi che giocano ai videogiochi, anche ottanta ore settimanali, sono sempre più numerosi e, quindi, preoccupanti Per fare un breve excursus circa la storia del mondo virtuale, possiamo datarne la nascita nel 1947, anno in cui è stato progettato il primo gioco da Thomas T. Goldsmith Jr. e Estle Ray Mann. Da lì, dopo momenti di sviluppo e fasi di alti e di bassi, questa realtà ha preso sempre più corpo, fino a raggiungere l’apice con l’avvento del secondo millennio, che ha dato i natali alla console più gettonata, la Play Station, poi seguita da altre simili; oggi immancabili simulacri nelle camerette dei ragazzi. Attualmente, sono davvero pochi i giovani estranei a questo interesse e il mondo di molti di loro -senza le dovute attenzioni anche da parte degli adulti- rischia di diventare una realtà parallela a quella reale, una copia della vita in 3D. È bene precisare che non per tutti è così, ma per una considerevole fetta di adolescenti e “pre”, sì. È tra mura virtuali che molti si dimenticano delle piccole cose, che sono anche le più belle, come il colore del cielo o il volto di un amico, facendosi risucchiare da schemi che si complicano e che li portano a smettere di pensare e a perdere rapporti autentici con se stessi e con gli altri, per entrare dentro a un labirinto di illusioni che, anche tornati alla realtà, gliela fa percepire distorta. Questo è quanto capita, in questa era, ai troppi sempre più intenti a guardare un display anziché gli occhi di un simile, perdendosi il vero valore del tempo. Noi, però, fortunatamente possiamo testimoniare che non tutto è perduto, e che ancora esiste una parte di gioventù attaccata alla vita, al contatto con l’ambiente e, soprattutto, a quello vero con le persone. Sta ai grandi instillare certi valori e certe regole “salva futuro” ai propri figli, sta ai grandi puntare alla qualità dei momenti insieme, piuttosto che alla quantità, e sta a tutti noi decidere di cercarci di più per non smettere di parlare e di giocare, a qualsiasi età, per divertirci insieme, ma senza il filtro di un video! E noi ci reputiamo fortunati perché siamo giovani che, pur giocando ai videogiochi, non rinunciano ai rapporti diretti, alle compagnie vere, consci che la vita è fuori, non dentro ad uno schermo. E di questo siamo certi, grazie ai valori trasmessici dalle nostre famiglie e ai discorsi o alle letture affrontate a scuola con i nostri insegnanti. Così, sappiamo che riflettere è fondamentale per non rinunciare a giocare, ma in modo equo e diverso, cogliendo i particolari che solo la diretta del vivere sa dare.

Classe 2A

Tutor: Letizia Giannini

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