I tanti saluti che ci sono mancati

Siamo in quarantena da due mesi e quello che mi manca di più è il contatto con le persone a cui voglio bene, perché il coronavirus non ci ha permesso di vederci per tanto tempo; ogni giorno mi chiedo “ma che giorno è oggi” e penso “il 16 o il 17”, sembra impossibile ma il tempo scorre molto più velocemente di quanto sembri, infatti pochi giorni fa era un mese che è morto mio nonno. Il 15 aprile 2020 mi sono svegliato con la notizia più brutta che un ragazzo possa ricevere, non la bocciatura o altre cose. La morte di mio nonno è stato un dolore grande, l’ultima volta che l’ho visto è stato la settimana prima con una videochiamata, meno male che la tecnologia ci ha aiutati molto. Non è morto per il Covid, ma di un tumore che è stato più forte di lui. È la prima persona importante della mia vita che se ne va, per fortuna non ho mai partecipato a funerali e purtroppo non ho potuto neanche assistere a quello di mio nonno perché non si poteva fare, solo la mia mamma con i suoi fratelli e mia nonna sono potuti andare. Il mio saluto glie l’ho dato ieri, al cimitero di Soffiano, quando però era sotto una montagna di terra. Sono entrato in casa di mia nonna solo due settimane fa ed essere in quella casa che è così accogliente e vedere mia nonna tutta sola mi fa tristezza. Ma non è di questo che voglio parlare, voglio parlare della mancanza di saluti in questo periodo. Posso ritenermi fortunato a vivere in un paese così bello: l’Italia. In televisione ho visto cose che non augurerei a nessuno come le fosse comuni, in Brasile e in America. Nelle città del nord come Milano, dove a metà quarantena si usciva per andare a correre, adesso ci sono molti morti, talmente tanti che non sanno più dove seppellirli, non possono gettarli per strada come si faceva con la peste, basti pensare a Bergamo, altra città colpita in modo tremendo, che i loro defunti sono stati portati con i carri dell’esercito fino al nostro grande cimitero, per essere cremati. Sono immagini che non dimenticherò e penso ai loro cari che non hanno potuto darli neanche un addio. La stessa cosa succede negli ospedali, dove le persone non possono entrare per motivi di sicurezza, quindi nessuno può dire ciao ai propri parenti, oppure un “rimettiti presto”. In questo periodo io e i miei amici non ci possiamo vedere se non in videochiamata, ma ieri mattina finalmente io ed il mio amico Neri, anche se ancora non potevamo uscire insieme, siamo andati a correre, ci siamo salutati dandoci il gomito come quando ci si saluta con “un cinque”, sarà il saluto al tempo del coronavirus: il saluto con il gomito. Se ci scherziamo un po’ alla fine il gomito non lo puoi leccare è una impresa quasi impossibile. Quindi chi lo ha pensato è davvero un genio.

Classe 3E

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