Tutti vogliono ri-conquistare la Luna

«Torneremo presto sulla Luna», rassicurano gli addetti ai lavori di tutto il globo e soprattutto la Nasa, che ha indicato come possibile inizio di una nuova generazione di allunaggi il 2024. Il nuovo programma, che si chiama Artemis (sorella di Apollo, nonché nome della navicella che ha portato i primi uomini sulla Luna), vedrà protagonista la prima donna in un posto in cui nessuno è mai stato: il Polo Sud lunare. L’agenzia americana non è però sola e anzi, a differenza dei tempi delle navicelle Apollo, cuore pulsante della fatidica corsa allo Spazio e del testa a testa tra Stati Uniti e Unione Sovietica, ora la spinta verso la Luna sembra più un’opera collettiva, dove nessuno è davvero escluso (Usa, Cina, Giappone, Europa, Israele). Ma non solo: protagonisti sono anche volti nuovi appartenenti al settore privato. Il miliardario giapponese Yusaku Maezawa ha finanziato il progetto Dear Moon che consiste nel circumnavigare la Luna portando nello spazio un’equipe composta da artisti provenienti da varie parti del mondo. La missione, programmata per il 2023, è il primo progetto di carattere turistico. Jeff Bezos di Amazon con la sua Blue Origin sta progettando il lander Blue Moon, che nel 2021 dovrebbe essere a bordo della sonda NewGlenn, anch’essa in costruzione. Il lanciatore spaziale di ultima generazione che sta assorbendo la maggior parte delle energie dei cantieri Nasa è lo Space Launch System (o Sls) che dovrebbe riuscire a sollevare fuori dall’atmosfera oltre 70 tonnellate di peso ed essere utilizzato dapprima nei viaggi verso la Luna e poi verso Marte, Giove, Saturno e persino fuori dal Sistema solare. Se tutto va come previsto, andremo sulla Luna per restarci sempre più a lungo e costruire vere colonie. Certo è tutto ancora più simile a un film di fantascienza che alla realtà, ma sono moltissime le idee in corso di valutazione per prepararci ad abitare in qualche modo il nostro satellite. Tra le strategie possibili, trovare riparo in cavità naturali, motivo per cui gli scienziati portano avanti tuttora sulla Terra appositi esperimenti ed esercitazioni da poter esportare e mettere in pratica una volta lassù. Un’altra possibilità è quella di mettere al lavoro una fitta schiera di robot controllabili a distanza, capaci di confezionare al posto nostro un habitat confortevole e sicuro, sfruttando il più possibile i materiali naturalmente disponibili e le tecnologie più opportune. Tra queste non mancherà la stampa 3D, che potrebbe consentire di edificare nello Spazio sfruttando come materia prima nientemeno che la regolite , la polvere che ricopre il nostro satellite, con la quale costruire mattoni ben più solidi del cemento dellenostre abitazioni. Se dunque oggi possiamo dare una risposta scientifica al quesito leopardiano, la Luna sembra riservarci ancora molte sorprese.

Classe 3L

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