Nessuno è perfetto, il valore della diversità

La nostra classe ha partecipato a un progetto di Naevus Italia Onlus per l’accettazione di sé e degli altri attraverso l’arte e le rarità della pelle. Nessuno è perfetto. Con questo incipit, Luisa Calvano, di professione maestra dell’infanzia, ha portato nella 2°A della scuola Fermi di Livorno, un progetto innovativo sulla “diversità estetica”, sulla consapevolezza e sull’accettazione di sé; un tema di stringente attualità, anche al centro del film “Wonder”. Luisa è nata con una malattia genetica rara, il “nevo melanocitico congenito gigante”, quello che comunemente chiamiamo “neo”, solo che il suo le ricopriva tutta la schiena e parte del cranio, con centinaia di “satelliti” intorno al nevo principale. L’incidenza, tra la popolazione, è di un caso su ventimila, mentre uno su centomila presenta il nevo sul volto o su parte di esso. Chi nasce con questa patologia ha poche scelte: tenersi il nevo a vita (col rischio che degeneri in malattie più gravi) o rimuoverlo chirurgicamente. La rimozione comporta, però, la trasformazione del nevo in un’enorme cicatrice, esteticamente ben peggiore del nevo stesso. Insomma, per tutta l’esistenza si è oggetto di sguardi – costantemente sotto la lente del giudizio degli altri. O no? “In questa società”, ci ha fatto notare Luisa, “chi di noi non è sempre sotto osservazione continua?”. Qui il nodo dell’incontro: Luisa, infatti, ci ha fatto capire che il mondo che abbiamo intorno “giudica” chiunque, per qualsiasi motivo – anzi, spesso senza un vero motivo – e noi stessi, ci sentiamo giudicati dagli altri e ci giudichiamo continuamente da soli, tormentandoci. Luisa, invece, ci ha tirato fuori il nostro meglio. Ci ha immersi nel “bello”, nel positivo. Ci ha fatto parlare bene di noi, ci ha chiesto di fare “i complimenti” ai nostri compagni (perché “un complimento spiazza sempre, nessuno ci è più abituato, siamo sempre e solo pronti a dire male degli altri”), ha fatto elencare i pregi di ognuno, ottenendo risultati incredibili: ciò che a noi, di noi stessi, sembrava “brutto”, è risultato per i compagni un “punto di forza” – rivelando che la bellezza è sempre soggettiva e imprevedibile. Abbiamo capito, così, che noi adolescenti tendiamo ad essere molto severi con noi stessi e, per colpa di una società che ci vuole sempre tutti belli e perfetti (e belle e perfette) come celebrità del mondo dello spettacolo o i calciatori, non ci piacciamo mai, ci sentiamo perennemente insoddisfatti, non al passo con la “perfezione” (falsa) che ci circonda, inseguiamo modelli di bellezza che nella vita reale non esistono. La giornata si è conclusa con la proiezione delle foto scattate da Romina Falleni, che ha ricostruito, con le immagini, il percorso di Luisa per arrivare all’accettazione di sé e che l’ha portata a trasformarsi in una “tutor” per chiunque la voglia incontrare, una posizione dalla quale può spiegare a tutti che “la vita va presa con più leggerezza e che bisogna smettere di essere schiavi e schiave dei giudizi, dei pregiudizi e degli autogiudizi”. Nessuno sarà mai perfetto, ma dopo incontri del genere si potrà perlomeno tentare di essere migliori.

Classe 2A

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