Testimonianza di una bimba del ’44

«Il duce ha sempre ragione, viva il duce! E una volta dissi: – Mussolini ha un pochino il capo grosso … e la maestra mi venne incontro : – Non si dice così! – e mi dette uno scapaccione. Questa è la testimonianza di Sara Sacchi, che durante il periodo fascista e la Seconda guerra mondiale era una bambina, essendo nata nel 1930. Noi femmine eravamo Piccole italiane, eravamo in quinta, dopodiché si diventava Giovani fasciste e i maschi erano Avanguardisti. Andavamo in piazza a fare ginnastica:- Viva il duce!- dicevamo. Mussolini ci faceva la “befana fascista”, cioè la festa della befana, ero tutta contenta io quando mi facevano il mantello, mi garbava di nulla! Poerini, noi a Mussolini gli si voleva tanto bene, tutti eravamo affezionati a lui. Il duce si affacciava al balcone di Roma e parlava, e noi tutti contenti. Io dovevo diventare giovane fascista però non ce la feci perché poi lo ammazzarono. E sai gli fecero fare una morte di nulla, lo impiccarono, non lo so …. Ci mettevano in fila per due, ci facevano marciare e si cantava “Per Benito, Mussolini eia eia alalà!”. Si cantava parecchio spesso, s’ era contenti di essere fascisti, il saluto era con il braccio destro alzato, non si diceva né buongiorno né ciao”. Con le sue parole Sara ci parla di quello che lei ha vissuto durante il periodo del fascismo. Grazie alla sua testimonianza abbiamo capito che Mussolini era molto bravo “a conquistare il popolo”, soprattutto i bambini che venivano coinvolti e indottrinati fin da piccoli e convinti che Mussolini fosse buono e facesse del bene. Sara ci ha parlato anche della sua esperienza durante il passaggio del fronte nel Chianti: “Quello che mi rimane più in mente di tutto è il bombardamento; stavo guardando un bambino quando si sentì il rumore di un aeroplano lanciare le bombe, e vedemmo il fumo, stavamo accucciati … le bombe erano tante. A quei tempi non c’era né pane né niente, si prendeva tutto con la tessera, il tempo di guerra era bruttissimo. Ci toccò andare sfollati in una casa lontana che si chiamava “Casa Bruciata”. Lì si dormiva in una stanza in terra e mia mamma era a segare il grano. Il marito di una sua amica era su un albero e lo colpì una bomba, poi lo misero esposto in una stanza a casa sua. Mentre eravamo sfollati mi entrarono in casa e a mio babbo gli rubarono i soldi, a me le pagelle, erano in un cassetto, tutte portate via, anche gli anelli dovevano essere consegnati a Mussolini”. Le testimonianze delle persone che hanno vissuto la Seconda guerra mondiale diventano sempre più rare, perché quelli che hanno attraversato questa tragedia pian piano muoiono. Dobbiamo cercare di mantenere vivo il ricordo di questo periodo

Classe 3D

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