Cultura, vaccino contro l’indifferenza

Il rapporto Eurispes 2020 racconta che nel nostro Paese, per il 15,6% della popolazione, l’Olocausto sarebbe un’invenzione. Il 12,9% in più rispetto al 2004, quando il 2,7% degli italiani negava la Shoah. Per la maggioranza degli intervistati, i recenti episodi di antisemitismo – le scritte accanto ai citofoni, sulla porta di casa di una partigiana deportata, gli insulti a Liliana Segre – sarebbero solo dei casi isolati. È sorprendente che l’era della comunicazione, quella in cui l’accesso alle informazione è alla portata di pochi click dal comodo divano di casa, sia allo stesso tempo l’era della distorsione della verità e delle fake news. Primo Levi nella poesia “Shemà” afferma che l’unica cura contro il male del mondo è il ricordo, affinché l’uomo non rischi di ripetere gli stessi errori del passato: «Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore. Ripetetele ai vostri figli». Il rapporto col passato è la nostra unica certezza, poiché non ci è dato conoscere cosa ci riserva il futuro. Per questo è importante rimanere vincolati alla memoria storica e, come dimostra il caso di Liliana Segre, la testimonianza è fondamentale. Anche R. Hillberg, uno dei maggiori storici della Shoah, ha scritto: «si formò una macchina… costituita da uffici militari e civili, all’interno dei quali ogni funzionario si adoperò a classificare milioni di vittime innocenti e tutto come se nulla distinguesse la soluzione finale dagli affari correnti ». Fu così che “gente grigia e comune” si uniformò a quella che la filosofa Hannah Arendt definì «la banalità del male». E non fu certo una follia di pochi esaltati. Il presidente Mattarella, in occasione della Giornata della Memoria del 2020, ci ha ricordato che le leggi razziali negavano agli ebrei l’istruzione, l’affettività, il lavoro, la casa, la cittadinanza, i diritti. E tutto questo avveniva nell’indifferenza di tanti, anche in Italia. L’indifferenza è l’anticamera della barbarie, perché, quando credi che una cosa non ti tocchi, allora non c’è limite all’orrore. I sopravvissuti al genocidio “scientifico” di 6 milioni di ebrei stanno scomparendo e con loro la memoria svanisce. Chi potrà testimoniare con la pacatezza e la serenità dei superstiti? Basteranno i film, i documentari, i libri? Sta a noi ora raccogliere il testimone della memoria, perché non possiamo dimenticare ciò che abbiamo letto e ascoltato direttamente dalle loro storie. Per ricordare sempre, anno dopo anno, sono state istituite due giornate significative: il 27 gennaio è la giornata internazionale della Memoria della Shoah e, per non dimenticare la vergogna delle Foibe, il 10 febbraio è il giorno del Ricordo. Questa è la direzione giusta verso cui andare. Conoscere, pensare, riflettere e ‘prendersi cura’ sono i reali antidoti all’Indifferenza.

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