Alla ricerca della “gentilezza”

A partire dallo scorso anno la nostra classe insieme ad altre classi del nostro Istituto ha cominciato ad occuparsi di «parole gentili». La questione è nata da una riflessione sulla qualità della comunicazione quotidiana, soprattutto di quella tecnologica che passa per le modalità on-line. Indirettamente si collega ai fenomeni di Cyberbullismo, ovvero alle forme di persecuzione tra coetanei che usano i mezzi tecnologici come strumento. Abbiamo riflettuto su come sempre più spesso capiti di osservare, essere coinvolti o subire forme di comunicazione ostile, irrispettosa da parte di conoscenti, amici, followers o cybernauti con cui entriamo in contatto. Nella comunicazione che utilizza nuove tecnologie informatiche, infatti, come quella che passa sui «social», la distanza fisica, l’anonimato, una vera e propria irresponsabilità e incoscienza, sembrano spingere o autorizzare le persone a usare con facilità messaggi offensivi, inopportuni, vere e proprie ingiurie e minacce. La rete facilita i contatti, ma spesso li rende meno filtrati, reciproci e regolati e le stesse cattive abitudini che lì si imparano finiscono per riflettersi anche nei rapporti faccia a faccia quotidiani. Questo fenomeno riguarda adulti e ragazzi, professionisti della comunicazione e persone qualunque. A volte si presenta sotto la forma di mancanza di rispetto più innocue, a volte ha effetti traumatici per chi li subisce. Molti spunti sono stati tratti dal «Manifesto della comunicazione non ostile» presentato a Trieste qualche anno fa da una comunità on-line, dal nome Parole O_stili che si è focalizzata sulle violenze delle parole («hate speech») e a cui hanno partecipato più di 300 comunicatori. Il Manifesto contiene 10 indicazioni per una comunicazione rispettosa dentro, ma anche fuori dalla rete. ueste indicazioni richiamano alle conseguenze di ciò che si scrive e si condivide, alla gravità dell’uso degli insulti e delle menzogne al posto degli argomenti, all’ascolto e al rispetto delle diverse opinioni. Su questa base abbiamo riformulato, secondo le nostre sensibilità, alcune regole positive del comunicare e, in un laboratorio aperto ai genitori, abbiamo prodotto dei loghi che le rappresentassero. Questo è il nostro contributo per sensibilizzare i nostri coetanei, ma anche i più piccoli ad una espressione non violenta e rispettosa, meno ostile verso gli individui, ma anche più adeguata a costruire veri dialoghi e discussioni costruttive e democratiche. Dopo lunghe riflessioni siamo arrivati alla conclusione che «essere gentili» significa «essere forti». La forza della gentilezza è una necessità perché ci aiuta a scoprire parti nascoste e migliori di noi. Una parola gentile ha il potere di far cadere i pregiudizi, è in grado di liberare chi lo riceve da emozioni negative.

Classe 2D

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