Tra nostalgia e speranza

Con l’avanzare del tempo, la mentalità delle persone è cambiata: i giovani vogliono andarsene dai piccoli paesi per cercare quelle nuove opportunità e quelle nuove esperienze che questi luoghi non possono offrire. D’altra parte, oggi che la crisi colpisce un po’ tutto il territorio e in particolare le zone di provincia come la nostra, è difficile mantenere vive piccole cittadine come Massa Marittima in cui le opportunità di lavoro sono diminuite tantissimo e le condizioni economiche, in generale, sono diventate più incerte, tanto che la città stessa sembra immersa in una specie di letargo. Soprattutto i giovani, in realtà come la nostra, a volte, hanno addirittura la sensazione che le mura cittadine diventino una barriera che esclude gli abitanti dall’evoluzione del mondo esterno: nasce così in molti ragazzi la scelta di trasferirsi in una città nella quale la società sembra andare di pari passo con il loro bisogno di novità, di cambiamento, di innovazione. Il fatto spiacevole, insomma, è questo desiderio di allontanarsi dal proprio paese natale, nonostante l’affetto che ad esso ci lega e l’attaccamento che si ha verso tutto quanto il suo territorio. In seguito a questa «fuga» dei giovani, logicamente, l’età media degli abitanti che restano si innalza; ad esempio, nel comune in cui viviamo, questa è adesso di 49/50 anni, mentre gli adolescenti sotto i 15 anni costituiscono solo il 9% della popolazione totale. Del resto, questa situazione corrisponde a quella generale dello stato italiano, in cui l’età media degli abitanti è di 44/45 anni, dato che, probabilmente, in futuro, aumenterà ancora. Purtroppo, stando così le cose, diventa ancora più marcata la contrapposizione, a livello di idee e di mentalità, tra cittadini giovani e cittadini anziani: gli anziani sono meno sensibili ed aperti su temi che invece interessano molto i giovani e viceversa. Addirittura, spesso, entrambe le generazioni hanno dei veri e propri pregiudizi l’una sull’altra e in questa loro opposizione (che può diventare anche molto rigida) diventa difficile ogni dialogo. E’ questo che, secondo noi, in paesi come il nostro porta ancora di più all’immobilismo. Allora, noi vorremmo dire che dobbiamo guardare oltre gli stereotipi comuni, provando piuttosto a collaborare, nonostante le differenze di età e di opinione, partendo dall’ipotesi che giovani e anziani possano trovare interessi comuni. Anzi, ci siamo chiesti: non potremmo stabilire un’«alleanza » tra le generazioni per migliorare la vita della nostra città? Non si potrebbe inventare insieme qualcosa che possa dare un po’ di stimolo a questo paese che ci sembra bellissimo e che vorremmo vedere un po’ più vivo e stimolante sia per chi ci abita che per i tanti turisti attratti dalle sue ricchezze artistiche e naturali?

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