“Non confondiamo l’amore col possesso”

Cosa possiamo fare per combattere la piaga della violenza di genere? Dalle parole profonde e coinvolgenti della Bruzzone, abbiamo compreso che per progredire verso una società più sviluppata c’è bisogno di rispetto e parità, ma, come ormai è fin troppo chiaro, non abbiamo ancora compreso appieno l’importanza di questo cambiamento culturale. Purtroppo, tanti, troppi uomini si rivelano dei veri «manipolatori affettivi», uomini narcisisti per i quali le donne non sono «mai abbastanza»: abbastanza belle, abbastanza brave, abbastanza intelligenti…persone che si mettono sempre al centro dell’universo e influenzano totalmente la vita, magari sminuendo la compagna con tecniche sottili, che non lasciano segni fisici, ma che non sono certo per questo meno dannose della violenza fisica. Come poterli riconoscere? Attenzione a questi potenziali aggressori che inizialmente si presentano premurosi e gentili, per poi cambiare radicalmente atteggiamento, perché nascondono tutte le caratteristiche di un manipolatore che vuole catturare la sua preda fino ad arrivare ad avere il pieno controllo sulla donna, che molto presto assumerà i tratti di una personalità dipendente. Prevenire è dunque l’unica cosa da fare perché, una volta finiti all’interno di una relazione insana, è difficile venirne fuori e bisogna saper riconoscerne i segnali. Purtroppo, come i dati statistici fanno rilevare, circa il 40 % delle donne che hanno subito violenza da parte di un partner, un ex compagno, ma anche da parte di amici e familiari, preferiscono non parlare di quanto accaduto provando vergogna e timore. Tutti i tipi di relazioni di questo tipo colpiscono nel profondo: una donna che subisce un maltrattamento rimane sempre traumatizzata, segnata da lividi, cicatrici e da un profondo senso di inferiorità e inadeguatezza che le viene trasmesso dalla figura maschile. Mettere fine a questo tipo di violenza è sicuramente uno degli obiettivi più difficili da raggiungere, perché c’è bisogno di un cambiamento alla radice che deve cominciare fin dalla primissima infanzia attraverso l’educazione al «rispetto dei ruoli» all’interno della famiglia: è in quest’ambito che una persona sviluppa emozioni e comportamenti che si porterà dietro per tutta la vita. «Dobbiamo combattere, tutti insieme, affinché gli stereotipi di genere che alimentano gli scenari di violenza vengano debellati. È un morbo che deve essere sradicato dall’interno e non arginato. Dobbiamo creare un vaccino “culturale“ efficace proponendo modelli relazionali diversi, basati sul rispetto e sulla simmetria di potere tra maschi e femmine».

Classe 3B

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