Il coraggio di Hamza, veloce come il vento

Con grande forza d’animo Ibi Ayad, la sorella maggiore del nostro ex-alunno Hamza, è venuta a raccontarci il grande atto d’amore compiuto da suo fratello il 29 giugno 2009, la notte della strage di Viarggio. Quando un treno carico di gpl è deragliato alla stazione, innescando un’esplosione «Hamza tornava sempre tardi dalla Passeggiata, però quella sera è rientrato alle 22 dicendo che voleva stare un po’ con la sua famiglia. Abbiamo sentito odore di gas; io ero fuori, gli altri erano dentro casa. Siamo scappati nel giardino vicino alla Pam quando Hamza ha sentito la sua sorellina piangere, quindi è tornato indietro per recuperarla. Sono arrivata al parco quando sono arrivati i vigili del fuoco. Sono tornata indietro per vedere cosa fosse successo, quando hanno tirato fuori i miei genitori, Hamza e la mia sorellina bruciati ». Hamza è stato costretto a lasciare il suo paese perché suo padre lavorava in Italia, ha raggiunto la famiglia a Viareggio a 13 anni ed ha frequentato le Jenco. La sua ex professore d’inglese Sinno lo ricorda appena arrivato, disorientato ma seguito da una famiglia molto unita. Dopo le medie si è iscritto all’istituto nautico perché amava molto il mare e voleva un futuro tra le onde. «Mio fratello – racconta Ibi – era un ragazzo come gli altri, aveva la passione per il calcio, giocava nella squadra del Viareggio ed era molto bravo, praticava karate, era volontariato in un ‘associazione». Aveva 17 anni quell’inizio estate e la sua vita è finita con quel gesto eroico, il futuro che voleva non l’ha avuto. Per Ibi è stato molto difficile superare tutto questo ma è riuscita a farsi forza e per ricordare lui e la sorellina ha chiamato il figlio Hamza e la figlia Iman. Questa testimonianza ci ha aiutato a capire come sono andate le cose ed ha creato un legame tra questa famiglia e noi studenti che porteremo sempre nei nostri pensieri. Se tutti avessimo un cuore grande come Hamza il mondo sarebbe un posto migliore. Nella società di oggi non viene dato il giusto valore alla questione della sicurezza sul lavoro. Si sottovaluta troppo la sicurezza e ci si dimentica spesso di tutte le vite che ingiustamente non sono più tra noi. Fra queste persone vogliamo ricordare Matteo Valenti, morto sul lavoro a 23 anni. Per questo motivo abbiamo invitato a scuola Gloria Puccetti, sua madre, che ogni giorno lotta per far si che queste tragedie non accadano più. «Matteo è sempre stato un ragazzo solare con tanta voglia di vivere, lavorare ed avere una famiglia con la sua amata ragazza – afferma Gloria –. Era anche molto amato dai suoi amici che ogni anno dal giorno della sua morte lo ricordano in molti modi. L’anno dopo la sua morte hanno deciso che ogni estate avrebbero fatto un torneo di calcio tra amici in suo onore e nel corso degli anni è diventato l’evento che è oggi, conosciuto anche all’estero. A lui è intitolato lo stadio di beach-soccer dove si allena la squadra ormai famosa in tutto il mondo. E’ successo tutto la mattina del’8 novembre 2004, quando Matteo era a lavorare nella fabbrica di cera per mobili e si è trovato da solo in una situazione critica, inesperto senza precauzioni e protezioni adeguate. In pochi minuti la fabbrica è stata invasa dal fuoco e Matteo, assunto da soli 18 giorni, se n’è andato ingiustamente ».

Classi 3A, 3D

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