Una scelta che può costare la vita

Era una comune ragazza di 17 anni. Usciva, si divertiva, studiava, rideva: insomma, faceva tutto quello che una normale adolescente potesse fare, prendendo, il più delle volte, la vita con spensieratezza. Una sera era fuori. Era estate ed era in compagnia dei suoi amici e del suo ragazzo. Erano andati a ballare. Si trovavano tutti in pista e si muovevano al ritmo di musica. Erano felici, stavano bene. Ma a un certo punto aveva deciso di stare ancora meglio. Le hanno offerto dell’ecstasy. «Cosa mi potrà mai fare una mezza pasticca? Lo fanno in tanti; lo faccio anche io!» si diceva. Non ci ha riflettuto troppo: l’ha presa e l’ha mandata giù. Nel giro di una settimana, il suo fegato è andato in necrosi, ha smesso di funzionare. Era gialla dalla testa ai piedi. Ha affrontato un’operazione di trapianto di ben diciassette ore. Ha trascorso un mese e mezzo in terapia intensiva, poi altri mesi per la riabilitazione. È tornata a ‘vivere’, alla fine, un anno e mezzo dopo. Una storia come tante che non avrebbe bisogno nemmeno di un nome per arrivare dritta al cuore. Ma la protagonista di questa vicenda, in realtà, un nome ce l’ha ed è Giorgia Benusiglio. Giorgia, oggi, è una donna di trentotto anni che ha combattuto e ha vinto la morte per due volte. È una guerriera che lotta per la vita ogni singolo giorno, vita alla quale resta attaccata solo grazie alle sue medicine. Sono anni, ormai, che questa combattente incontra ragazzi e parla della sua esperienza passata e anche noi, alunni della III F della scuola media Galileo Chini di Montecatini Terme, abbiamo avuto questa fortuna. Il tutto rientrava nel progetto «Legalità» che aveva il compito di sensibilizzare noi studenti alle conseguenze negative dell’assunzione di droghe. In una società in cui, nonostante i continui ammonimenti da parte degli adulti, l’utilizzo degli stupefacenti cresce sempre di più, soprattutto tra giovani e giovanissimi, è forse necessario confrontarsi con qualcuno che ci esponga senza filtri il problema e tutti i suoi possibili esiti. E Giorgia ha fatto proprio questo: ci ha parlato in maniera aperta, mirata e, prima di tutto, si è rapportata a noi come una nostra pari. Al centro del palazzetto, in quel 20 gennaio 2020, ha raccontato se stessa, ogni sua paura, ogni suo rimorso, ogni suo dispiacere, facendoci immedesimare totalmente nella sua storia. Ci ha detto, tra le altre cose, che lei non è «arrabbiata » con colui che le ha dato la pasticca. È arrabbiata con se stessa in quanto, in quel momento, ha scelto di essere la sua peggior nemica. Ci ha invitato, perciò, ad amarci davvero, a sceglierci ogni giorno e a ricordare sempre «la più grande cavolata della (sua) vita». Noi ragazzi abbiamo imparato tanto: soprattutto che, se qualcuno vuole offrirci qualcosa, possiamo rispondere «No, grazie».

Classe 3F

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