Parte la guerra delle etichette

La dieta mediterranea dal 2010 rientra tra i beni immateriali dell’umanità tutelati dall’Unesco, eppure, secondo alcuni, il “semaforo sugli alimenti” adottato in numerosi paesi europei penalizzerebbe i suoi prodotti più iconici. È davvero così? Il “Nutri-score“ è un sistema di etichettatura di cibi e bevande ideato da ricercatori dell’Università di Parigi che dovrebbe aiutare i consumatori ad adottare abitudini alimentari più sane. La lettura del cosiddetto “semaforo alimentare” risulta piuttosto intuitiva: in base al calcolo del contributo delle sostanze benefiche (come fibre e proteine) e di quelle da limitare (zuccheri, sale, acidi grassi saturi) presenti in ogni cento grammi di alimento è stata elaborata una scala di cinque colori dal verde al rosso abbinati alle prime cinque lettere dell’alfabeto. Al cibo salutare corrisponde una bella “A” verde, al “cibo spazzatura” una “E” rossa. Il meccanismo pare dunque semplice ed è stato introdotto, con l’adesione volontaria di multinazionali quali Nestlè e Kellogg, in numerosi paesi europei sin dal 2017. Secondo l’intenzione dei suoi ideatori, il Nutriscore dovrebbe servire ad incoraggiare da un lato la popolazione a seguire una dieta più salubre e dall’altro i produttori a riformulare la composizione nutrizionale dei prodotti, andando incontro agli allarmi lanciati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità circa i rischi di obesità, diabete e malattie cardiovascolari legati ad un’alimentazione squilibrata. Eppure questa iniziativa di informazione nutrizionale ha suscitato nel nostro paese numerose polemiche e levate di scudo, anche da parte del Ministero della salute, perché le luci del semaforo risultano talvolta sorprendenti se non addirittura paradossali: com’è possibile, si domandano alcuni, che l’olio extravergine d’oliva si meriti solo una C mentre la coca cola zero una B? Sorte non migliore è toccata a Parmigiano, Prosciutto di Parma e tortellini, bollati addirittura con una misera D. Numerosi esperti (anche italiani) spiegano come in realtà questo tipo di confronto sia scorretto poiché condotto tra generi di alimenti molto diversi ma certamente nel paese della buona cucina e della dieta mediterranea preoccupa l’effetto psicologico che il Nutri-score potrebbe avere sui consumatori. Perciò l’Italia sta avanzando una proposta di etichettatura alternativa al modello francese: l’etichetta “Batteria“. Nessun colore ad indicare cibi “buoni” e “cattivi” ma il livello di carica di una batteria (simile a quella dei cellulari) che rappresenterebbe la percentuale di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale apportati dalla singola porzione rispetto alla quantità giornaliera di assunzione raccomandata, evitando così l’effetto “semaforo rosso” che penalizzerebbe molti nostri prodotti di punta.

Classe 3C

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